Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo.

22-02-2026 I domenica di Quaresima di Fabio Pieroni

Mt 4,1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto». Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.

Iniziamo dal vangelo che parlava delle tre tentazioni del diavolo che sembrano una favoletta, ma è importantissima per tutti noi, perché ci dà la possibilità di capire che cosa ci succede.

Innanzitutto Gesù va nel deserto dopo essere stato battezzato nel fiume Giordano; quando esce dal fiume, riceve una parola meravigliosa da parte di suo padre che gli dice: “tu sei il figlio mio prediletto” (Lc 3,22) , sei il mio amato, sei figlio mio. Quindi c’è un senso di appartenenza, di fierezza, di sicurezza da parte di Gesù. Una volta uscito dal Giordano, che rappresenta il fonte battesimale, va nel deserto di Giuda (ci sono vari deserti in Israele: il più importante è il deserto del Negev), che è pieno di colline fatte di pietre che assomigliano al pane. Invece la parte del sud, dove sta Eilat ed Aqaba, è molto più pianeggiante.

Perché va nel deserto? Perché viene spinto dallo Spirito Santo per far venire fuori Satana dal suo nascondiglio. La parola “satana” viene dall’Aramaico che significa colui che punta il dito, che accusa, che parla male di Dio, che dice che lui non c’è, perché se ci fosse, ti amerebbe; siccome non ti ama, lui non c’è. Ha proprio per Dio un’antipatia terrificante, assoluta. Quindi viene scaraventato lì, perché venga fuori il demonio.

Noi ci accorgiamo che anche nella nostra vita c’è Dio, ma già lo mettiamo tra parentesi; pensiamo: chi lo sa se c’è, forse avrà creato il mondo. Per cui la Quaresima ti invita a collocarti dentro una “cosmogonia”, cioè una visione del mondo che comprenda la presenza di Dio, perché questa è la visione che ha un cristiano; nello stesso tempo ti vuole far rendere conto che c’è il demonio, c’è il Satana, il diavolo.

“Diavolo” è una parola greca che significa colui che ti separa da Dio, che ti allontana, che ti convince che non c’è nessuna relazione tra te e Dio, tra te e il Vangelo. Tanto è vero che un demonio a un certo punto dirà a Gesù: “ma che c’entri con noi, o Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?” (Mc 1,24). C’è questo terribile conflitto che deve essere portato alla nostra conoscenza, perché noi viviamo senza Dio e senza neanche il demonio: immaginiamo che tutto quello che noi pensiamo, tutti i ragionamenti che facciamo siano solamente nostri; invece questo Vangelo ci dice che siamo perturbati da alcuni pensieri che non vengono direttamente da noi. Questi pensieri in lingua greca antica si chiamano “loghismoi”, da “logos”, che significa pensiero: esistono dei pensieri che ci vengono trasmessi attraverso il demonio e ordinariamente noi ce lo immaginiamo brutale, schifoso, che ci fa paura; ma noi non seguiremo mai una persona così. Il demonio è piuttosto quello che ci adula, che è dalla parte nostra, che ci commisera, che ci accarezza e noi ci accoccoliamo con questo tipo di pensieri. Quindi stiamo dentro questa realtà: Dio, il demonio e ci sei anche tu, con lo Spirito Santo.

Devo ora spiegarvi che differenza esiste tra la prova e la tentazione. La parola “peirasmós” in greco significa la prova, che è quella che viviamo tutti i giorni: tu vai in macchina e devi affrontare il problema del traffico e delle macchine che ti girano a sinistra e devi arrivare vivo all’ufficio; oppure devi parlare con tuo figlio, ed  è una prova, perché appena gli dici una cosa, subito, si stranisce; oppure ancora devi parlare con tuo marito e non riesci, perché è sfuggente. E’ una prova tutto quello che ci porta a fronteggiare le problematiche della nostra esistenza, ma dentro di essa noi possiamo crescere: è difficile risolvere in maniera positiva la prova, perché c’è la tentazione. Nella prova si inserisce il tentatore, il quale si comporta come nella prima tentazione. Gesù viene spinto nel deserto e digiuna 40 giorni e 40 notti; quindi è il doppio. Dopo questo lungo periodo di digiuno, ha fame e cosa si domanda ad una persona che ha fame? Gli dai da mangiare, ma non gli fai la domanda. Il demonio gli fa la domanda, non perché gli interessa di Gesù, che sia sfamato, ma perché vuole che si capisca che Dio lo tratta male. E gli dice: se tu fossi figlio di Dio, dovresti mangiare. Sta accusando Dio, perché sono antichi nemici e vuole fargli fare una brutta figura; vuole che, prendendo spunto dal fatto che ha fame e non gli viene dato da mangiare, si convinca che Dio non c’è o se c’è, è un mostro. Gli dice: lascia perdere, fai da solo; e gli dà la prova provata attraverso questo dialogo complesso. Per noi è molto difficile da decifrare immediatamente, perché non abbiamo una facoltà che si chiama il discernimento degli spiriti, per capire quale spirito ci parla. Quindi il demonio parla a Gesù, non perché si interessi della sua fame, ma perché vuole far fare brutta figura a Dio, che è il padre di Gesù, il quale prima gli ha detto che è il suo figlio prediletto e dopo lo lascia 40 giorni e 40 notti nel deserto.

Per esempio, una mamma che non dorme da 40 giorni perché ha un figlio che sta male, potrebbe incolpare Dio di averla portata al matrimonio e di averla fatta vivere questa difficoltà; per cui arriva un pensiero che le dice di dire: basta, che se Dio ci fosse, lo farebbe dormire e invece non succede perché Dio non c’è. Allora la domanda è un’altra ancora: perché Dio non dovrebbe manifestarsi ad una persona che invece continua a digiunare, che ha la forza di farlo, perché ha un progetto che non è tanto quello di dormire, ma di capire che suo figlio sta male ed è orientata a dedicarsi eroicamente a vivere a suo vantaggio? C’è un’altra visione, che non è solamente quella egoistica ed egocentrica.

L’analisi di questi dialoghi, come quello di Adamo e Eva nel giardino, esigerebbe un tempo abbastanza importante; però sappiate che tutti voi e tutti noi (anche io) costantemente veniamo visitati da pensieri che non sono solamente i miei, ma lo diventano. C’è un film che si intitola “Inception” in cui si racconta come vengono insufflate e trasmesse delle convinzioni che vengono assimilate dalle persone, attraverso dei procedimenti psicologici particolari: quei pensieri non appartenevano a loro, ma ad un altro tipo di intelligenza.

Le difficoltà che viviamo, ci assediano; c’è qualcuno che ci dice: vogliamo dire “basta”? Non sarà sufficiente la sofferenza, la privazione di affetto, di comprensione (il pane rappresenta questo: è qualcosa che ti da un po’ di calore umano)? Non sarà che adesso ne hai abbastanza? Se tu dici “amen” a questo pensiero, tutto diventa brutto; tua moglie diventa peggiore di più di quella che prima pensavi che fosse; la tua vita, con il traffico che si mobilita contro di te, ti spinge a pensare che forse è bene che tu traslochi in Australia.

Questi pensieri ti dicono che sei andato oltre, che non se ne può più; allora tu ti senti ingiustamente trattato e farai giustizia , perché ti esplode una rabbia terribile. Il Vangelo dice che questo procedimento viene dal demonio e noi stiamo completamente senza antivirus; ci arriva di tutto, perché questi discorsi li facciamo raramente. Certamente ci sono alcuni di voi che fanno un cammino di fede importante, in cui questo tipo di discorso è in atto; però per la maggioranza delle persone succede che siccome non credono a Dio e non credono al demonio, il demonio non c’è; non è che siccome io non mi interesso del demonio, il demonio non si interessa di me, anzi. Quindi lui agisce in me, senza di me, senza che io capisca che in realtà lui stia dialogando con me: io non mi rendo conto che sto dialogando con lui, per cui ci vuole questo discorso che si chiama appunto il discernimento degli spiriti.