Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?

14-12-2025 III domenica di Avvento di Fabio Pieroni

MT 11,2-11

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: "Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via". In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Abbiamo iniziato questa messa avvertendovi che c’è qualcosa di veramente difficilissimo da fare nella nostra vita. Questa domenica ha un nome speciale: durante la Quaresima si chiama “laetare”, mentre invece questa si chiama “gaudete”; non è soltanto gioia, ma significa stai contento, gioisci. Il massimo della vita cristiana è essere contenti, essere lieti, nella benedizione, nella lode, nella festa; tanto è vero che l’eucarestia significa proprio questo: benedizione, lode, festa. Ed è una cosa difficilissima perché c’è sempre il problema che ci impedisce, che ci fa rimandare: uno che è contento ti fastidio perché pensi: ma che c’è da ridere? Che c’è da essere contento? Abbiamo questo atteggiamento.

Per capire il motivo della gioia che dovremmo avere, adesso dobbiamo spiegare anche un’obiezione grave contro la gioia, una ragione per essere contenti e un’obiezione per non esserlo. Come fa ad essere contento Giovanni Battista se sta in carcere? Il motivo della gioia è uno solo, lo diceva il salmo (che è quella preghiera che noi facciamo): “il Signore rialza chi è caduto”; è una cosa che non fa nessuno, innanzitutto perché se sbagli sei finito, se fai una brutta figura hai perso un milione e mezzo di punti e poi chi ti fa cadere è un genio. Anche in tv vediamo questa modalità di come uno viene distrutto, ridicolizzato; noi siamo specializzati a distruggere, sottolineare, ridicolizzare. Invece il salmo dice il contrario, dice che se vedi una persona che si rialza, che viene rialzata. significa che è in atto l’azione di Dio, Dio sta agendo. Da che si vede che Dio agisce? Che rialza il poveraccio; ma non è facile rialzare una persona.

Per rimettere in piedi qualcuno di voi, ci è voluta la mano di Dio, bisogna fare un lavoro enorme; non è la pacca sulla spalla, non è dirti di non preoccuparti anche se hai fatto un casino, ti sei distrutto, stai male e fai stare male gli altri. Ci è voluta un’azione meravigliosa: abbiamo fatto le catechesi dei 10 comandamenti, le catechesi del cammino neocatecumenale, le comunità organizzate con dei responsabili, con dei sacerdoti che si devono preparare, studiare, pregare, radunare, tutto a vantaggio tuo; molti di voi, quello che oggi sono, lo devono molto anche all’aiuto della parrocchia. Uno se lo dimentica e si chiede dove sta Dio: ma è quello che mi ha aiutato, qualcuno che si è preso cura di me, che ha stimato me più importante di se stesso. Questo facciamo anche con i bambini delle prime comunioni.

Mettere in piedi una persona significa dargli una dignità, un ruolo, una identità seria, profonda; bisogna fare un lavoro di formazione, di liberazione, di trasferimento di una sapienza che viene da Dio; questo è quello che fa la Parrocchia: rialza chi è caduto. Gesù lo dice a Giovanni: rallegrati per questo; e lui dice: ma come posso rallegrarmi se sto in carcere? Tu che gli avresti detto? Che avresti detto a uno di voi che invece sta in difficoltà, che ha una malattia, ha una crisi, si sente stanco? Come è possibile digli di rallegrarsi? Ci sono poche persone che godono della gioia  perché noi siamo abituati a lamentarci, a trovare piacere addirittura nella lamentazione permanente di vittimismo; obiettivamente però ci sono persone che sono come Giovanni Battista, che stanno in carcere.

Giovanni pensava che visto che Gesù era suo cugino, quando avesse finalmente svelato chi era, la sua vita sarebbe migliorata; invece è peggiorata: era meglio che non lo diceva che era il Messia, perché se prima stava in mezzo alle persone, faceva le sue predicazioni, adesso lo hanno messo in una prigione orribile che si chiama Macheronte e che sta nel deserto davanti al Mar Morto. Gesù gli dice: rallegrati anche tu! Giovanni manda i suoi discepoli a chiedergli: sei tu quello che dobbiamo aspettare o deve venire un altro Messia?”; perché se tu non sei quello che ho sempre detto che eri, allora che ho fatto nella mia vita? Ho sbagliato completamente. E Gesù gli dice: sono veramente il Messia. Allora perché mi devo rallegrare? Come è possibile che una persona possa gioire se sta in carcere? Perché ci sono persone che godono della gioia, persone che la preparano e persone grazie alle quali io posso stare qua, grazie alle quali questa operazione si svolge, che stanno in “sala macchine”, impiastrate di petrolio, di schizzi, assordate dai motori, stanno in questo lavoro che però coopera, collabora all’operazione finale che è quella della gioia degli altri.

Questa cosa ci piace poco, perché noi vorremmo stare nella parte dei vincitori e non nella parte di coloro che stanno nel nascondimento, nell’oscurità, nella penombra. Vorremmo essere applauditi anche noi, vorremmo che finalmente questo finisse ed un giorno finirà, quando vivremo l’esperienza che San Giovanni racconta nel quarto capitolo del suo Vangelo quando parla della Samaritana alla quale dice che arriverà il giorno in cui si rallegrerà, gioirà chi semina e chi miete, chi raccoglie, ma anche chi semina. Tra di voi ci sono persone che come me a volte siamo stati dalla parte di chi potevano godere delle cose, altre volte invece stanno nel travaglio e ti sembra che la tua vita sia una fregatura, ti sembra che Dio ti stia chiedendo troppo, che quello che stai vivendo è spiegato dalla Chiesa come una beffa. Invece questa mattina ti dico anche se tu stai in difficoltà, anche se stai nel combattimento sappi che sei un profeta come Giovanni Battista, sei qualcuno che sta più vicino a Cristo di quanto lui possa immaginare. Anche Gesù ad un certo punto non sarà solamente il grande predicatore delle folle, lo metteranno in croce e dovrà applicare a se stesso quello che aveva detto a Giovanni Battista all’inizio della sua predicazione: che cioè malgrado lui fosse in prigione, questa non era l’evidenza, la prova delle sue menzogne, della sua illusione, mentre invece era proprio lo strumento per arrivare alla finalità di portare la gente alla benedizione, alla gioia, alla comunione.

Questo è una grande vangelo e dovremmo meditarci, approfondire, perché noi normalmente non siamo capaci a goderci le cose che abbiamo, perché le svalutiamo.  Allora questo vangelo è un farmaco contro tutta la nostra voglia di lamentarci, di stare male, per saggiare qualcosa che sta arrivando, che già viviamo e che magari in questo momento qualcuno di voi o molti di voi state nel travaglio; però sappiate che questo è a vantaggio di un’operazione più grande alla quale voi state collaborando.