Razza di vipere!

07-12-2025 II domenica di Avvento di Fabio Pieroni

MT 3,1-12

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Stiamo parlando di un personaggio che si chiama Giovanni Battista, il quale era vestito di peli di cammello, aveva una cintura di pelle e si cibava di locuste, che sono le cavallette. Che vuol dire questo? Perché era vestito così? Nell’Antico Testamento i profeti spesso fanno cose strane. Per esempio abbiamo Geremia, il quale è un profeta e nella Bibbia si legge: Così disse il Signore a Geremia: «a comprarti una brocca di terracotta; prendi alcuni anziani del popolo e … ed esci nella valle di Ben-Hinnòn, che è all’ingresso della Porta dei cocci…Tu poi, spezzerai la brocca sotto gli occhi degli uomini che saranno venuti con te e riferirai loro: Così dice il Signore degli eserciti: Spezzerò questo popolo e questa città, così come si spezza un vaso di terracotta, che non si può più aggiustare»”(Ger, 19,1-2.10-11). Quindi a volte ci sono diversi esempi, alcuni spettacolari come Isaia, che è andato per tre anni a piedi scalzi. Dio parla attraverso i profeti, i quali fanno delle cose strane e spettacolari per richiamare l’attenzione del popolo di Israele. Noi sappiamo che Giovanni Battista è l’ultimo dei profeti dell’Antico Testamento e allora dobbiamo decodificare questo suo vestito per capire qual è il messaggio che ci vuole trasmettere, in quanto abbiamo detto che è vestito di peli di cammello e aveva una cintura di pelle: questa nuova traduzione del 2008 è recente e invece per tanti anni noi abbiamo ascoltato la traduzione del 1974 dove si dice che quando Adamo ed Eva vengono scacciati dall’Eden erano vestiti con delle foglie di fico. Adesso la nuova traduzione è più precisa perché dice che erano vestiti di pelle. Quindi questo è un primo indizio.

Poi mangiava le cavallette, le locuste. Giovanni Battista sta dicendo che l’uomo, dopo il peccato, sta diventando una bestia, cioè una persona vestita di peli di cammello, un animale che si nutre di animali; quindi c’è in atto un degrado della persona. Questo lo dicono anche i Padri della Chiesa: Origene, Giovanni Crisostomo, Sant’Agostino interpretano così il degrado che l’uomo sta vivendo, a meno che non arrivi qualcun altro che gli dia un nuovo inizio. Per questo motivo, Giovanni Battista dice di guardare a come ci stiamo riducendo: perché una volta che Adamo ed Eva hanno peccato, ormai non stanno più nel giardino, ma nel luogo più lontano da esso e cioè nel deserto; bisognerà ritornare dentro questo giardino. Allora bisognerà iniziare da capo attraverso una conversione che significa innanzitutto fare delle opere degne della conversione, cioè riconoscere che sono una bestia, che noi stiamo degradandoci, che tante volte il modo di entrare, di lavorare dentro il nostro percorso spirituale diventa superficiale. 

Alcuni dicono che Giovanni Battista insulta gli Scribi e i Farisei perché gli dice: “razza di vipere”, ma non è un insulto. Gli sta dicendo di stare attenti, perché dentro di noi c’è il DNA del serpente, cioè del demonio, il quale ci porta a chiuderci, a minimizzare le problematiche che vivete, a disperare del fatto che ci sia un eventuale rimedio a questa situazione bestiale nel quale l’uomo si sta allontanando da Dio. State attenti che dentro di voi c’è il serpente, il quale, appena arriva il fuoco che vuole bruciare il tuo male, ti dice di scappare; istintivamente noi abbiamo un’idea negativa di Dio, che quando ci si avvicina ci fa del male: è il contrario! Quindi per molti di voi il fatto che veniate qua, che vi state avvicinando è una cosa bellissima, perché prima di tutto Dio sta bruciando il tuo male, poi ti sta liberando. Sapete che a proposito del grano si dice: pulirà la sua aia col ventilabro”; come sapete tutti, si usava una pala di legno che prendeva il grano: quando c’era vento lo tirava in alto e il vento butta via la pellicola che ricopre il granello di grano; con il peso del seme di grano cade per terra e la pula se ne va, di modo che questo grano possa essere utile per ricavare la farina per fare il pane.

Quindi c’è un lavoro da fare che non è facile; non è possibile per noi sacerdoti pensare che per i parrocchiani sia sufficiente fare una messa, una preghierina e basta. Non è sufficiente dire: “abbiamo Abramo per padre”, dobbiamo fare sul serio, altrimenti si distrugge tutto. Nella misura in cui noi faremo questo tipo di lavoro, sorgerà un germoglio di una nuova umanità e dei germogli dentro il deserto della tua incapacità, della tua fragilità e ci sarà il lupo che pascolerà con l’agnello, il fanciullo metterà la mano nel covo del serpente velenoso” (Is 11. 6.8). Noi crediamo, come cristiani, che c’è una nuova civiltà che possiamo promuovere nella misura in cui però lavoriamo, come stiamo facendo insieme.

Questa seconda domenica di Avvento indica di fare attenzione che il cristianesimo non è una stupidaggine, ma è fondamentale per cambiare il mondo. Molti dicono che bisogna umanizzare il mondo e invece il mio antico padre spirituale dice che questa espressione è sbagliata, perché prima di umanizzare il mondo dobbiamo divinizzare l’uomo, dobbiamo modificare l’uomo. Quale uomo dobbiamo promuovere? Quello della televisione? Quello che “così va dove ti porta il cuore”? Ogni lasciata è persa? Che tipo di uomo vogliamo evangelizzare? La Chiesa deve aver presente non solo Giovanni Battista che era vestito di peli di cammello, ma che le persone sono assolutamente in difficoltà; per questo stiamo in crisi come Chiesa, perché non viene diagnosticata una malattia mortale che sta degradando l’uomo. Per noi è molto più forte la preoccupazione che ci sia il disgelo del Polo Nord, ma non del fatto che ci stiamo scristianizzando, non ci interessa: ognuno ha la sua religione e andiamo avanti così; sembra sufficiente pensare che il Signore ci vuole bene, ma non lo è. Questo contesta Giovanni Battista in riferimento alla risposta: “abbiamo Abramo per Padre, mente la barca della Chiesa e del mondo sta affondando.