MT 3,13-17
In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto».Oggi celebriamo il “Battesimo di Gesù” e dobbiamo capire alcune cose che meriterebbero un grande discorso, ma non è possibile fare una catechesi. A Natale abbiamo celebrato l’incarnazione di Gesù che vuole dire che Gesù Cristo, che è Dio, si è fatto carne, è venuto a vivere nella carne. La carne in greco si dice “sarx” ed è quella condizione decaduta in cui ogni uomo vive, che lo rende impossibilitato a realizzare pienamente i suoi desideri: il più grande e il più bello è essere felici e la felicità consiste nel fare felici gli altri. Noi invece siamo nella carne e Gesù Cristo è entrato in essa per rendere possibile vivere in una maniera tale che l’uomo normale non può realizzare. Questo perché ognuno di noi vive una vita che si chiama la “vita biologica”: in greco si dice il “bios” ed ha una legge spietata, fortissima, per la quale uno si deve auto-conservare; questo diventa un’ossessione per ciascuno di noi. La conseguenza è che se qualcuno ti fa un piccolo sgarbo, ti mette un po’ in difficoltà, ti chiede di fare un passo in avanti per mettere indietro te stesso, poi avverti un’incapacità, una grande fatica che non nasce dal carattere, ma da una natura carnale. Quindi, il primo punto è che ognuno di voi, ognuno di noi, anche io, siamo schiavi di questa ossessione che dobbiamo difendere noi stessi.
Se ci badate bene, il culmine di ogni Eucarestia è il pane che si spezza. Tante volte noi diciamo, infatti: “non mi devi rompere”, perché io non mi posso rompere; capisco che dovrei farlo, ma non posso, non posso dimenticarmi di me stesso, non posso accettare una umiliazione, perché sono impossibilitato. Gesù nella carne ha realizzato questo che normalmente ogni uomo non può fare, perché vive una vita, che si chiama “pneumatica”, la vita dello Spirito, che consente all’uomo di spezzarsi contento. Quindi non c’è solamente la liberazione dalla nostra protezione, ma attraverso Gesù Cristo noi possiamo essere contenti di poterci dimenticare di noi stessi. Nella Eucarestia non c’è solamente la “fractio panis”, cioè la vita che si spezza, ma c’è anche una benedizione. Quando questo è possibile, uno è veramente contento, perché comincia ad amare.
Questo avvenimento non riguarda solamente Gesù Cristo, ma la Chiesa proclama che c’è una buona notizia: uno in genere se vede qualcuno che è bravo, che è contento, poi si arrabbia perché non può fare come lui; invece attraverso il Battesimo, la Chiesa rende capace ogni uomo di ricevere la vita di Cristo nella sua carne. Questo è il lavoro delle evangelizzazione, che consiste nel rendere partecipe ciascuno di noi di questa capacità di vivere; si rimane certamente dentro la carne e con tanti condizionamenti, ma si può godere della vittoria sulla schiavitù di se stessi, la schiavitù del peccato. Mi diceva tante volte il mio Padre spirituale che molti dicono che bisogna umanizzare il mondo e questo è corretto, ma c’è bisogno di una attività precedente che consiste nel “divinizzare l’uomo“.
Quando l’uomo viene cristianizzato, trasformato, abilitato a pensare, ad agire, a sentire secondo la sensibilità di Gesù Cristo, allora diventa veramente un uomo. Allora, è questo quello che noi cerchiamo di fare attraverso la parrocchia, cioè di trasmettere la natura spirituale, la natura di Gesù Cristo a ciascuno di noi. Come dirà San Paolo: “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20): ci sono io, ma non sono più solamente io, perché dentro e insieme con me c’è Cristo. Quindi io e Lui possiamo vivere in una maniera nuova, che è quella di poterci dedicare, sostenere, godere della comunione, della relazione con gli altri. Questa novità noi dobbiamo portarla avanti.
La parrocchia fa questo attraverso la preparazione al Battesimo, alle Prime Comunioni, alla Cresima. Succede spesso però che tutto questo si infrange, si blocca, perché una volta ricevuti i sacramenti, le persone se ne vanno. Invece abbiamo bisogno di permanere dentro questa alleanza, che è una relazione vivente, palpitante, che ci consente di poter vivere la nostra vita terrena in una maniera divina.
Tra poco faremo il Battesimo a questa bambina e faremo un po’ di segni: domanderemo per esempio il suo nome e la segneremo con la croce. Sono tutti segni che la Chiesa, quando la persona diventa adulta, deve trasmettere a ciascuno di noi, perché in maniera cosciente li riceviamo nella realtà che essi ci trasmettono.
Questa relazione dovrà rimanere nel tempo e questa alleanza permanente ci consente di vivere in una maniera nuova. Se ciò non succede, torniamo a quello che siamo, a regredire, a farci gli affari nostri, a essere infastiditi di ogni cosa, a stare sempre a piangere perché la vita è difficilissima: non è che uno è stupido, è superficiale, ma è proprio impossibile. La Chiesa non crede che semplicemente i cristiani differiscono dai pagani perché uno è un pochino più educato, più simpatico, più generoso, non è questo il cambio. C’è un grande malinteso adesso nella Chiesa, secondo il quale il cristiano è semplicemente una persona che vive la sua vita in maniera più gentile; questa idea cambia completamente l’evangelizzazione che non è più quest’operazione del soprannaturale che noi facciamo attraverso la parrocchia. Invece la vita nostra è molto più esigente: ti devi sposare, devi crescere i tuoi figli. Se uno è schiavo di se stesso, arriva a pensare di non farcela più, è sfinito, perché diventa un impegno fortissimo, superiore alle forze. Per superare questo, non hai bisogno di essere rimproverato, ma di essere nuovamente raggiunto dalla grazia di Dio per poter vivere in una maniera migliore, più bella, più grande. Questa è la nostra scommessa.
Io faccio il prete in questa parrocchia da 25 anni perché ho visto che è possibile vivere queste situazioni se c’è un combattimento: l’uomo della carne regredisce, ritorna a farsi gli affari suoi, alla sua ribellione, alla sua auto-referenzialità.
Il Battesimo ci dice che tu sei figlio di Dio e per questo hai bisogno di una paternità. Quanta gente tra di voi inizia bene, ma poi si comincia ad infastidire, a tornare ad essere quello che era prima, a fuggire il confronto, a non farsi correggere da nessuno; riprende dentro di noi questa malattia che è l’egoismo, l’ego-centrismo, l’auto-referenzialità. Quindi c’è in atto un combattimento che dobbiamo portare avanti perché altrimenti moriamo, trasmettiamo solamente problemi agli altri.