Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati!

21-06-2026 XII domenica del Tempo Ordinario di Fabio Pieroni

MT 10,26-33

Non li temete dunque, poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri! Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Allora, voglio collegare il Vangelo con la prima lettura che ci parlava del profeta Geremia, il quale viene contestato: “Io sentivo le insinuazioni di molti: «Terrore all’intorno! Denunciatelo e lo denunceremo»… forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su  di lui e ci prenderemo la nostra vendetta”. E Geremia dentro di sé pensa che il Signore è il prode valoroso. Si sta parlando di una situazione difficile che potrebbe precipitare da un momento all’altro attraverso un grave insuccesso oppure proprio attraverso una grave contestazione in cui uno fallisce completamente; c’è questa possibilità. Allora Geremia prega perché questo non gli accada e dice proprio: siccome “il Signore è il mio fianco come un prode valoroso … i miei persecutori cadranno e non potranno prevalere”.

Questo non è tanto vero, perché Gesù prega il Padre suo e poi non viene salvato. Infatti Gesù dice che non si tratta tanto di potenziare le difese contro i problemi della vita, contro le insidie, contro i fallimenti, non si tratta di organizzare una difesa con i “Patriot” che colpiscono tutti i droni e quindi noi siamo a riparo. Si tratta invece di potenziare la fede ed il legame che noi abbiamo con Dio, per vivere gli insuccessi in maniera nuova, anche entrando dentro la passione, come farà Gesù. 

Lui dice: “quello che io vi dico nelle tenebre ditelo nella luce e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti”. Per cui ci sono delle intuizioni che noi abbiamo, delle cose che Dio ci comunica, dei progetti, delle opere che noi cerchiamo di realizzare e poi le misuriamo con quello che dovranno affrontare per essere realizzate e ci blocchiamo, ci fermiamo. Io ho avuto questa intuizione, ma ho paura che nella fase di realizzazione io venga ridicolizzato, rifiutato, venga denunciato da qualcuno; allora che faccio in questo caso? Gesù dice: non abbiate paura, perché “due passeri non si vendono forse per un soldo? Neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia… perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati”. Si può pensare: che c’entrano i passeri e i capelli, visto che stiamo parlando di problemi pericolosi? E allora qui il Vangelo ci fa capire che Gesù sta parlando al bambino che è in noi, che dovrebbe mettersi in piedi dentro di noi, che ha una fede più alta di quella di un adulto, ma appunto una fede da bambino, di chi si fida del padre suo, anche se succederanno delle cose gravi. 

Io ricordo di aver letto un brano di un autore che si chiama Jean-Paul Sartre (che è un grandissimo scrittore francese) il quale, in un libro che si intitola “L’idiota della famiglia”, racconta la vita di Gustave Flaubert: egli era un uomo semplice e sin da bambino era pieno di candore; un giorno lo va a trovare il suo amato zio (immaginiamo che si chiami zio Mario) e ad un certo punto, quando stanno nel salone, dice a Gustave: mi vai a vedere un attimo in cucina se lì sta zio Mario? E lui ci va; torna e gli dice: zio Mario non c’è in cucina. E’ un esempio per farvi capire che questo atteggiamento un po’ da tonto è quello che Teresa di Lisieux descrisse come la teologia della “Piccola Via” dell’infanzia spirituale: quando la sorella gli domandava: «Che cosa faresti se ti fosse data la possibilità di ricominciare la tua vita religiosa?». «Penso… che rifarei quello che ho fatto». La sorella Celina gli domandava ancora: «Tu non condividi dunque il sentimento di quell’eremita che affermava: “Quand’anche avessi vissuto per molti anni nella penitenza, finché mi resterà un quarto d’ora, un soffio di vita, avrò paura di dannarmi?”». Teresa le risponde: «No, non posso condividere quella paura, sono troppo piccola per dannarmi; i bambini non si dannano». 

E’ un modo geniale e poetico di capire la fede, che non passa più solamente attraverso il filtro della ragione, il quale va in mille pezzi quando si cerca di sistematizzare la relazione misteriosa con Dio, soprattutto quando uno si affida a Dio come un bambino. In questa modalità è possibile che succedano delle cose, ma io so che comunque Dio c’è, anche se tutto mi dice che è tutta un’invenzione. 

E’ quindi un salto nella fede pura e alta che alcuni personaggi, a partire da Gesù, hanno ripreso in tanta letteratura poetica della Bibbia; in particolare riprende il famoso salmo 131 in cui dice: “Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze. Io sono tranquillo e sereno, come un bambino svezzato in braccio a sua madre; come un bambino svezzato è l’anima mia”. Potrebbe sembrare una follia, ma Gesù dice: “se voi non vi convertirete e non diventerete come bambini, non potrete entrare nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18, 3-4).

La fede non ci mette a riparo da qualsiasi obiezione, o dolore, o malattia, o insuccesso; se noi ci potenziamo su questo livello, andiamo a finire male perché di qualcosa noi dovremmo soffrire. Dobbiamo viceversa potenziare la nostra relazione con Dio, soprattutto in questo livello più poetico, più spirituale, più mistico.

Vorrei concludere con il famoso testo di una preghiera che viene recitata durante il film “Stalker” (questo protagonista vede la complessità della vita e si sente come smarrito e non riesce a capire, a neutralizzare tutte le problematiche) e dice così: “che si avverino i loro desideri e che diventino indifesi come bambini, perché la debolezza è potenza e la forza è niente. Quando l’uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l’albero mentre cresce è tenero e flessibile e quando è duro e secco muore; rigidità e forza sono compagni della morte; debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell’esistenza. Ciò che si è irrigidito, non vincerà”. Quindi questo brano del vangelo vuole sottolineare qualcosa che tante volte noi non sottolineiamo; pensiamo che sia una poesia, ma tutti i santi e tutti i cristiani hanno questo animo di chi continua a fidarsi di Dio, come Gesù davanti alla croce, il quale dice: “abbà”, papà, come un bambino. Questo aspetto della fede è molto importante.

Io ho conosciuto bene il Cardinal Ruini: era un grande come razionalista. La cosa che gli faceva più fatica era proprio accettare che ci potessero essere delle aree del ragionamento spirituale che non potessero essere sistematizzate dalla ragione e questo lo inquietava, lo metteva in difficoltà. Lo ha detto anche nel testamento spirituale che ha presentato prima di morire. Invece nella nostra fede, se non c’è anche questo aspetto, non può andare avanti, va in mille pezzi. Quindi speriamo che anche noi potenziamo e approfondiamo questa dimensione della fede che abbiamo appunto cercato di spiegare.