Matteo 28,1-10
Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».Proviamo a fare una sintesi, a dire una parola, senza esagerare. Per questo a me è venuta in mente una parola che illumina le altre che abbiamo ascoltato, che ha pronunciato inizialmente Maria, la madre di Gesù, quando ha ricevuto un annuncio che sarebbe stata la madre di Dio. Lei ha detto: “come è possibile?” (Lc 1,34). L’angelo le dice: “nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,37). Noi abbiamo ascoltato le 9 letture e questa cosa impossibile noi la possiamo vedere: ci sono molte cose che possiamo vedere, le abbiamo viste, le stiamo vedendo, perché abbiamo bisogno che qualcuno ci apra gli occhi per poter vedere che le cose impossibili diventano possibili. Allora, la prima lettura ci parlava della creazione: ma ci puoi pensare che la creazione ha questa ricchezza infinita?
Oggi è partita la sonda che va sulla Luna e gli astronauti non riescono a staccare gli occhi dall’oblò per vedere la Terra che è meravigliosa. Com’è possibile che questa Terra galleggi nell’universo come un granello di sabbia nell’oceano? Eppure la nostra Terra sta dentro la galassia e ne esistono miliardi e miliardi. Io ricordo quando ero bambino che avevo un maestro, il quale si chiama Alberto Volo: ci faceva ascoltare delle cassette in cui c’erano le catechesi di Enrico Medi, che era un grande astrofisico famosissimo in tutto il mondo; era anche un grande catechista, perché figlio spirituale di Padre Pio. Ho quindi cercato questa catechesi che è stata poi sbobinata; era difficilissimo trovarla, però evidentemente era destino, era la volontà di Dio che io ve ne leggessi un pezzettino. In questa catechesi parlava ai i giovani con un entusiasmo eccezionale e diceva innanzitutto: “come è bella la terra!”. Ricordo che Borman (che era uno degli astronauti dell’Apollo 8) diceva: “non c’è cosa più bella nella vita dell’uomo che vedere il volto della terra quando torna dallo spazio”. Ritornando alla catechesi, diceva: “Attenta Terra! Mettiti a distanza di 150 milioni di chilometri dal sole, in modo che l’energia che ricevi e quella che tu irradi, quella che rifletti e quella che tu assorbi facciano perfetto equilibrio intorno ai 300° assoluti cioè intorno ai 27 °C; inclina il tuo asse di 23,30° rispetto alla normale ellittica, affinché ci possa essere l’alternarsi della densità di illuminazione sul volto tuo, in modo che a volte la calotta polare è tutta illuminata a nord e altre volte a sud; e così alternando il tuo presentarti ai raggi solari possa uniformemente e con saggezza essere distribuita la radiazione e quindi la temperatura e quindi il circolare dei fenomeni dell’atmosfera”. Poi continua con tutti i particolari, parlando del silicio, del ferro, di come è costruita la terra e dice: “ma com’è possibile questo?”. E’ possibile invece e noi lo vediamo: lo stiamo guardando, stiamo dentro questa realtà. Ci possiamo domandare se si è fatto tutto da sé, perché è difficile dimostrarlo, è una cosa che se uno la descrive non ci si può credere, ma è vero, noi la vediamo.
La seconda lettura ci ha raccontato di un momento drammatico dell’azione di Dio, che era stata frustrata dal peccato; nel 3° capitolo del libro della Genesi si parla del peccato cosiddetto “originale” e fino al capitolo 11 c’è un moltiplicarsi di rovine incredibili; al 12° inizia a parlare Dio e parla con un vecchietto che si chiama Abramo (non ha scelto un’atleta), il quale pronuncia il secondo Big Bang: il primo è “che sia la luce! E la luce fu”; il secondo non è un intervento esclusivo di Dio che fa le cose senza di noi, ma comincia a operare attraverso di noi delle cose che ci sembrano assurde. Avete mai visto una persona che dice “eccomi!” davanti a un assurdo? Davanti a Isacco che deve essere sacrificato? Avete appena sentito un fratello farlo e questa cosa impossibile l’avete vista possibile. Avete mai visto Mosè che va dal Faraone e libera un popolo di straccioni? Essi mangiavano cipolle perché, come dice la Scrittura, sentivano l’odore della carne mentre venivano frustati e torturati; eppure sono usciti di là, si sono fidati di Mosè, che era uno che balbettava: Dio lo ha scelto per condurli fuori dalla schiavitù dell’Egitto ed attraversare il mare. Così è diventato un popolo e hanno cantato il canto che avete ascoltato prima, guidati da Miriam, la sorella di Mosè e di Aronne. Avete mai visto un popolo di straccioni che comincia ad alzare la testa e ad essere contento? Com’è possibile che Mosè esista ancora oggi e faccia queste cose? Eppure, voi siete quel popolo! Non è normale mettere insieme della gente che viene a sentire 9 letture o che faccia una Via Crucis durante la notte dopo aver vissuto un’altra celebrazione. Avete visto stasera una cosa impossibile che diventa possibile.
Poi abbiamo ascoltato la quarta lettura, che parla di una donna disfatta, sconclusionata. Pezzetto dopo pezzetto, si convince (ed è forse la cosa più difficile) di non essere una stupida, ma di essere preziosa davanti a Dio perché è stata trasformata. Hai mai visto qualcuno che crede davvero al fatto che Dio l’ha resa bella e l’ha riabilitata? Dove la trovo ancora una persona che dice di ringraziare Dio e basta, di essere veramente contento, davvero felice?
E poi, hai mai visto un popolo che sta nella Chiesa (come diceva la quinta lettura) e ascolta l’invito: “Perché spendete soldi per ciò che non sazia? Mangiate gratuitamente ciò che è buono e gustoso”? Abbiamo scoperto che le cose della Chiesa possono piacere, possono esaltare e inebriare. Hai visto mai della gente contenta di stare in chiesa ad ascoltare la Parola di Dio? Sentire dei fratelli, come quelli che avete sentito e che io non posso controllare? Eppure, ciò che è impossibile è diventato possibile ed è un miracolo.
Come abbiamo sentito dal profeta Baruc (nella sesta lettura), ci sono delle persone che pian piano si perdono d’animo e allora interviene una sapienza, una cura, uno sguardo che non condanna, ma si avvicina e le sostiene; c’è qualcuno che si prende cura di te, anche se non sei nessuno. Anche questo è difficile da accettare, credere che sia così, perché nel mondo la misericordia non esiste più, è finita. Gli unici che possono inaugurarla sono coloro che conoscono Gesù Cristo, perché Lui è la misericordia che si prende cura, che accetta anche le parolacce quando stai andando fuori strada.
Nella settima lettura c’è quello di cui parlava Ezechiele: hai mai visto una persona che ha il “cuore spezzato”? A questa persona viene trapiantato il cuore; gli vengono dati sentimenti nuovi che, per la prima volta, cominciano a funzionare dentro di lui. Una persona può cambiare: una cosa impossibile che diventa possibile. L’abbiamo visto, lo vedranno e lo vedremo. Non è da credere per fede cieca: io ci credo, perché ho visto una persona così.
Infine, abbiamo ascoltato la lettura teologica del Battesimo, che sostanzialmente dice che la tua identità può cambiare. Esiste il Battesimo, che consiste nell’essere sradicati dal proprio “io” autocentrato e isolato per essere trapiantati dentro l’”Io” di Gesù Cristo. In questo modo, San Paolo potrà dire: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Sono io, ma non sono più solamente io; è successo qualcosa in me.
La mia identità sta cambiando: ho speranze nuove, gusti nuovi, una modalità nuova di affrontare la realtà, molto più ricca, aperta e sensibile. Questo lo facciamo attraverso il Battesimo che oggi non amministreremo ai bambini, ma di cui faremo memoria e che dobbiamo assimilare durante un percorso di formazione. È quello che facciamo non solo attraverso la messa domenicale, ma attraverso il Cammino Neocatecumenale, lo Scoutismo, i Laboratori della Fede; questi percorsi non fanno altro che prendere il Battesimo che abbiamo ricevuto (ma che non abbiamo mai “riscosso”), vivendo come straccioni malgrado siamo miliardari. La catechesi e la formazione post-battesimale è la cosa più importante e la novità assoluta che la Chiesa Cattolica ha oggi: qui si realizza e qui funziona. Anche questa è una cosa impossibile: che una persona possa essere curata, che si lasci costruire e riabilitare con pazienza, competenza e dedizione, come è successo a tutti voi. Sono 25 anni che sono qui: è una cosa impossibile che diventa possibile.
Infine c’è la Risurrezione di Gesù Cristo: Gesù è risorto, è vivente e non solo perché vive in me in questa vita terrena. Esistono i morti fisicamente, esistono i vivi che però non vogliono morire e poi esistono i risorti: quelli che hanno ricevuto Cristo, che possono “morire” agli altri e possono entrare nelle difficoltà, perché in loro c’è già un principio di vittoria sul potere che la morte ha di chiuderci in noi stessi. Ma la Risurrezione di Gesù non è solo quella “intermedia”; c’è una risurrezione finale, c’è un esito che noi non conosciamo: non sappiamo in che modo vivremo o esisteremo. Sarà una cosa impossibile che però diventerà possibile, perché Dio ci sta dando delle primizie. Lui fa cose impossibili; queste non le puoi capire ora, le vedrai con gli occhi dello Spirito, le vivremo davanti al Padre. Gesù Cristo, il Figlio di Dio che ha voluto vivere la vita umana secondo la sua modalità filiale, ha sperato questo nel Padre. È entrato nella morte sapendo che sarebbe stato “risuscitato”: questa è la definizione più corretta, perché Cristo non risorge da sé, per le sue forze; ha rinunciato totalmente a qualsiasi garanzia, ha bruciato tutto. È come se avesse detto: «Non ho il paracadute, non ho il colpo d’ala per cavarmela all’ultimo momento, ma mi fido». Così ha fatto Lui e così è per noi.
La speranza nella risurrezione della carne viene celebrata da questa Eucaristia, che ha anche una dimensione che i Greci chiamano “ta eschata” (τὰ ἔσχατα), escatologica: riguarda le cose ultime, ciò che avviene al di là del destino di questa storia e della nostra vita terrena; c’è un “dopo”, c’è un’eternità. Su questo si potrebbe dire tanto, ma per me è importante che voi ricordiate che tante cose impossibili sono diventate possibili perché le avete viste. Esiste una cosa che sembra impossibile, ma è resa possibile da qualcosa che qui non possiamo vedere, ma ci basti l’esperienza delle primizie — come è stato per Gesù — per entrare dentro questa realtà finale con la Sua speranza.
Don Mauro
Vorrei dire solo due cose, perché in questa Veglia ci si sente esposti a un crescendo incredibile. Avete sentito l’annuncio dell’Angelo: non è un passaggio facile da accogliere.
La prima cosa: avete notato che, come ci fu un terremoto durante la morte di Cristo, ce n’è uno anche quando Egli risorge? C’è una destabilizzazione profonda; non è facile accettarlo perché, quando la morte ti tocca da vicino, si tende a sminuire ogni parola positiva.
Il sacerdote, da parte sua, cerca di crederci al massimo mentre dà l’annuncio; cerca di trasmettervi tutto quello che può, ma il rischio è sempre in agguato. Ricordo che, da giovane prete, quando confessavo (ed ero stato appena “unto”, nel senso dell’ordinazione vera) mettevo tutto me stesso in quel sacramento. Usavo la formula con grande convinzione: «Dio ti ha perdonato, il Signore ti ha perdonato, vai in pace!». Qualcuno mi rispondeva: «Speriamo!». Io rimanevo basito: come «speriamo»? Io per questo ho cambiato tutta la mia vita! Avrei potuto lavorare per una grande società elettronica o informatica, o chissà dove; invece sono qui e mi viene detto: «speriamo»?
La cosa impressionante di questo Vangelo è che non si limita ad annunciare che Cristo è risorto; ci dice che, quando uno crede alle parole dell’Angelo e si mette in cammino, lo incontra davvero. Cristo si è fatto “incontrabile” nella carne, anche nella vostra. Io oggi sono contento: a volte mi costa fatica stare in mezzo alla folla, ma se guardo voi, mi sento fortunato; ognuno di voi mi manifesta qualcosa di quell’impossibile che è diventato possibile.
Ora sta suonando la campana e dice che è ora di fermarsi, ma questo è il punto bello: noi abbiamo questa possibilità perché “dove due o tre sono riuniti nel mio nome” (Mt 18, 20), cioè dove c’è un cammino di fede, lì arriva l’incontro con Cristo attraverso la carne di qualcuno. Ǫuesto è stupefacente: Cristo è risorto nella carne! Non è vivo in un senso astratto, chissà dove; è vivo nei fratelli, è vivo nell’esperienza dei fratelli che ti investe e ti travolge. E quando questo accade, arriva proprio Lui, esattamente come quando il sacerdote ti confessa: è Lui che arriva e ti perdona. Non è mai facile crederci, lo so, ma immaginate quante esperienze abbiamo qui tra noi stasera; basta contare le persone che sono in questa chiesa: è impressionante.
Don Fabio
Ora ci mettiamo in piedi e celebreremo una parte della liturgia battesimale, perché il Battesimo è l’identità cristiana, è il programma pedagogico e teologico spirituale del cristiano. Essere cristiano significa entrare nel Battesimo. Ascolteremo un canto, che io proverò a fare, in cui c’è dentro questa enorme spiritualità che noi come preti abbiamo l’invio da parte del Vescovo, successore degli Apostoli, di trasmettere all’uomo perché diventi non più un uomo normale, una creatura di Dio, ma figlio di Dio.