Non sono venuto ad abolire la legge, ma a darne compimento!

15-02-2026 VI domenica del Tempo Ordinario di Fabio Pieroni

Mt 5, 17,37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo! Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Vorrei iniziare dal salmo che diceva: “Beato chi cammina nella legge del Signore” e capire se la legge è una cosa bella o una cosa brutta, partendo dal contrario della legge che è l’anarchia o meglio l’arbitrio, la prepotenza; potremmo anche dire che è la pazzia perché, se noi togliamo la colonna che è la legge, inizia il caos. La parola legge viene da una cattiva traduzione dall’ebraico all’italiano: in ebraico la parola legge si dice “torah” che significa illuminazione, sapienza, armonia, bellezza. Quindi una persona che vive la “torah” ha una luce in quello che realizza, ha una consapevolezza; questa luce crea un’armonia, ti dà un significato.

Gli esistenzialisti moderni (dei quale oggi ancora noi viviamo le conseguenze) ci dicono che ciascun uomo deve inventare da sé quello che deve diventare, cioè se stesso: non deve avere punti di riferimento fondamentali, perché non esistono. Così si dice: “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Quindi c’è un relativismo; i teologi lo chiamano soggettivismo morale, secondo cui ciascuno fa quello che gli pare meglio. Shakespeare diceva: “Il mondo è andato fuori dai cardini ed è un dannato scherzo che io sia nato per rimetterlo a posto”. Tutto l’Amleto è una tragedia che ruota proprio intorno al fatto che c’è questo grande caos perché è stato ucciso il padre, che rappresenta un punto di riferimento fondamentale, senza il quale tutto va a rotoli. 

Per esempio, per capire ancora meglio cosa sia la “torah” per Israele (ma anche per tutto il mondo) è meglio collegarla con la nozione di Costituzione. Quando uno dice che un fatto è incostituzionale, questo causa un senso di apprensione e un po’ di paura: ancora oggi c’è, ma probabilmente verrà spazzato via pure questo allarme. La Costituzione è la base della convivenza umana e ci sono tanti principi inviolabili che essa difende perché li riconosce; nel senso che non tanto li stabilisce, ma riconosce che sono prima dello Stato, prima della redazione della Costituzione. Per cui non inventa dei principi, non li sceglie arbitrariamente, ma li riconosce perché sa che c’è una legge, c’è una “torah” che precede. Su questo potremo approfondire assai per capire anche la tragedia che è in atto, perché noi siamo in un mondo in cui o demonizziamo la legge (perché la giudichiamo come un ulteriore arbitrio di persone che stabiliscono in maniera sleale dei principi che sono a favore del proprio interesse) oppure la cancelliamo.

Nella nostra parrocchia dobbiamo assolutamente prendere sul serio il fatto che esiste una spina dorsale dell’esistenza che è la “torah”, sulla quale lavoriamo tanto anche attraverso i Dieci Comandamenti e tanto altro. Ma Gesù nel suo discorso fondamentale che si chiama il “discorso della montagna” va avanti ed approfondisce che cosa significa per esempio il comandamento che indica di “non uccidere”: lo declina dicendo che è possibile che uno si adiri con una persona e quello è un po’ legato all’omicidio, perché se succede, sarà sottoposto a giudizio; se poi gli dice “Stupido”, sarà sottoposto al sinedrio; se gli dice “Pazzo”, sarà sottoposto al fuoco della Geènna. Vedete che allora c’è un approfondimento necessario sulla legge del Signore; non si può essere minimalisti. Uno potrebbe pensare di non aver mai ammazzato nessuno, mentre se tu dici a tua moglie “deficiente”, non puoi dire che non te ne importa, che sono cose inventate dai preti e sostieni di voler fare quello che vuoi; qui sta il cortocircuito e da qui si vede quanto ci tieni al rimanere in sintonia con la legge del Signore.

Il salmo che abbiamo cantato dice: “Beato chi cammina nella legge del Signore” ed è il più lungo della Bibbia; parla della legge e dice: “Voglio meditare i tuoi comandamenti… nella tua volontà è la mia gioia… Aprimi gli occhi perché io vedo le meraviglie della tua legge… Tieni lontano da me la via della menzogna, fammi dono della tua legge… Corro per la via dei tuoi comandamenti… dammi intelligenza perché io osservi la tua legge. Sono canti per me i tuoi precetti, nella terra del mio pellegrinaggio… Se la tua legge non fosse la mia gioia, sarei perito nella mia miseria… Di ogni cosa perfetta ho visto il limite, ma la tua legge non ha confini. Sono più saggio di tutti i miei maestri, perché medito i tuoi comandamenti. Ho più senno degli anziani, perché osservo i tuoi comandamenti” (Sal 118). Lo studio, l’approfondimento che facciamo costantemente deve portarci ad applicare la profondità dei comandamenti in tutti gli ambiti della nostra vita.

Poi si parlerà del “non commettere adulterio”, di “non rubare”, “non dare falsa testimonianza”; questo uomo che viene descritto nei comandamenti è Gesù Cristo, il quale ci dice: “se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. Questa è un’altra frase difficilissima da capire, perché uno può interpretarla nel senso che se voi non siete eccezionali, Dio non vi dà il regno dei cieli, non vi dà la ricompensa. Da che si vede che uno non è entrato ancora nel regno dei cieli? Non dall’applicare, osservare i comandamenti come un dovere, come una regola, come un prontuario da eseguire; per cui dopo averlo fatto, finalmente uno si sente tranquillo, perché ha ottemperato alla legge. Mentre, mettere in pratica la legge, la parola di Dio nasce non tanto da una regola, ma dalla relazione con una persona che mi viene a visitare, ad amare che è Gesù Cristo, il quale produce in me una voglia di vivere secondo la legge senza misura, a vantaggio degli altri e non per scagionare me stesso. Questa rivoluzione fondamentale si chiama la conversione, perché non si può essere cristiano a furia di muscoli, ma perché si è amati da qualcuno. 

Stiamo parlando di un grande capitolo della vita cristiana, per il quale i comandamenti non sono una materia religiosa, ma un tema che dà senso all’esistenza di ogni uomo; senza questa realtà, questa spina dorsale, andiamo tutti ai matti. Per questo noi abbiamo interrogato i bambini, perché dobbiamo prepararli ad un modo di esistere che sia alternativo a quello invasivo dei social, dei grandi youtubers, i quali si vestono in un certo modo, si fanno i tatuaggi, hanno un loro modo di vivere, di parlare e di reagire. Oggi come oggi stiamo in un cambiamento di epoca dove il padre, la legge, Dio non c’è più; è pericoloso e ridicolo che ci sia: ognuno di noi deve essere affidato alle proprie decisioni, ai propri ragionamenti, a prescindere da tutto. Per questo le persone vivono tanto nell’ansia, con le crisi di panico. Quando ero ragazzo c’era una nevrosi da frustrazione perché non potevi avere il motorino o le chiavi di casa, non potevi fare niente; adesso, siccome uno può fare tutto, c’è una crisi da insufficienza: non si è mai in grado di realizzare tutte le possibilità e sembra di dover fare tutto; per cui si vive con l’ansia, non si sa cosa sia meglio fare e come dare le priorità. Per cui alla fine le persone si chiudono in camera e si deprimono; rinunciano alla vita, perché è troppo difficile, non si sentono in grado.

Dice un filosofo moderno che fino ad ora forse ancora c’è spazio, perché non siamo più nell’epoca in cui c’era questo conflitto col padre, ma siamo nel tempo di questo personaggio che si chiama Telemaco, il quale era il figlio di Ulisse e guarda il mare, aspettando che qualcuno gli indichi che cosa debba fare, qual è la rotta della sua navigazione; lui non lo sa. Gli hanno detto che deve decidere lui, deve inventare per sé stesso e impazzisce. Noi abbiamo un maestro che si chiama Gesù Cristo, il quale non ci frustra, ma seguendolo ci fa diventare quello che davvero siamo davanti a Lui.