Non può essere mio discepolo

07-09-2025 XXIII domenica del tempo Ordinario di Fabio Pieroni

Lc 14,25-33

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Questa liturgia è talmente complessa che bisognerebbe fare una super catechesi, ma proviamo. Innanzitutto la prima lettura ci dice chiaramente che Dio non lo si può raggiungere: “Chi ha conosciuto il suo pensiero? Se tu non gli hai concesso la sapienza e non gli hai inviato il tuo Santo Spirito dall’alto, chi può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa voglia il Signore?”. Quindi c’è una visione dell’uomo che pur essendo interessato per la sua curiosità, per la sua disperazione, per il senso di incompletezza, per tanti motivi, voglia indagare il mistero di Dio, questa indagine fallisce. Sarà necessario che su questa apertura, questo desiderio, ci sia un’iniziativa di Dio che riveli se stesso, che tolga il velo e quindi si comunichi, si autocomunichi a noi. Dio non è mai qualcuno che comunica qualcosa di sé ma è un’autocomunicazione, una comunione. Questa è una premessa fondamentale per spiegare la rivelazione di Dio, che, in questa liturgia, non riguarda tutto lo scibile umano, ma il progetto che Dio ha sull’uomo, cioè che cosa vuole fare Dio di una creatura umana; essa nasce come creatura e quindi non basta già a se stessa, ma è pronta per essere formata attraverso un’iniziazione; il fine è che questa persona, questa creatura, possa diventare un figlio, mentre qua si parla del discepolo: Dio questo vorrebbe fare di me. Quali devono essere le caratteristiche? Non mi debbono essere rivelate, non le posso scoprire da me, ma ce le rivela la Bibbia, in particolare il Vangelo, perché Gesù fa una sintesi dell’Antico Testamento. In esso si diceva che quando tu avrai ascoltato veramente il Signore, tu lo “amerai con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutte le forze”.

Quindi ci sono tre aspetti fondamentali, di cui ci parla il Vangelo, che ad un certo punto dice: “chi non odia suo padre, sua madre, suo figlio…. e persino la propria vita non può essere mio discepolo.” Avete sentito la parola discepolo. E questo è un primo punto.

Il secondo è “chi non porta la propria croce… non può essere mio discepolo”. Si parla sempre di discepolo.

Il terzo è: chi è quella persona che “dovendo fare una battaglia contro un altro esercito non si mette a calcolare se può affrontare con 10.000 gli avversari che contano 20.000 soldati, non si fermerà forse per fare un trattato di pace? “ E conclude con una frase stranissima: “così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.”

Nel primo punto abbiamo detto che si parla dei genitori, nel secondo della croce, nel terzo c’è questo combattimento che però deve essere commisurato al fatto che uno debba rinunciare a tutti i suoi averi. Vedete che siamo nella follia? Ed è folle anche da parte mia la pretesa adesso di spiegarvi perfettamente tutto quanto e la ricchezza che sta dentro questo testo.

Fondamentalmente si tratta come primo punto del fatto che per essere discepolo bisogna vivere un’esperienza di “metanoia”, che significa un cambiamento di mentalità che esca fuori: “vattene per un paese che io ti indicherò. Lascia il tuo paese, la tua patria, la casa di tuo padre e vai verso un paese che io ti indicherò. Questo è un lavoro formidabile che noi dobbiamo ricevere: è importante essere sradicati dal nostro modo automatico di pensare, che ci hanno trasmesso i nostri genitori, la società, la cultura in cui viviamo. Si tratta di entrare in un’altra cultura, in un altro orizzonte che non sia legato al nostro passato. Mentre invece noi vediamo come molto spesso nei matrimoni quello che crea la miccia esplosiva è proprio la diversità del modo di vedere la realtà che a ciascuno sembra quella più ovvia, perché rimonta all’esperienza primordiale che uno ha ricevuto nella sua famiglia. Distruggere queste appartenenze è quasi impossibile; tanto è vero che l’80% dei matrimoni vanno in crisi perché ci sono queste incompatibilità familiari.

Il secondo punto è portare la croce, che non significa soffrire: più soffro, più sono discepolo.

Anche in questo caso bisogna spiegare cosa sia un’iniziazione alla croce: ciascuno di noi deve in primo luogo ricevere, sperimentare, assaggiare l’amore fino alla croce da parte di Dio in Gesù Cristo. La cosa più straordinaria che cambia veramente le nostre radici è poter assaggiare un amore fino alla croce. Nella misura in cui io assaggio, vivo, assaporo questa novità incredibile che va al di là delle capacità umane, questo mi cambia internamente, mi consente di vivere in una maniera diversa.

Infine, il terzo punto è quello che chi non rinuncia a tutti i suoi averi non può combattere, non può vincere; parla del rinunciare alla nostra mentalità automatica, che è quella dell’utilità, della convenienza: per esempio io faccio il catechista perché mi conviene, così cresco come uomo, mi è utile quello che sto facendo solo se serve. Noi dobbiamo essere smascherati da tutte queste contorsioni che ci escludono dal discepolato e ci fanno diventare delle fortezze inespugnabili: così che non solamente non possiamo essere visitate dall’amore di Dio, ma tendiamo a volerci affermare costantemente contro gli altri per prevalere, per vincere. Questa è l’umanità che si sta costruendo e andiamo verso un degrado dell’essere persone, uomini, persone umane. Il cristianesimo che noi stiamo costruendo, fa il contrario: stiamo scommettendo che questo non solamente sia la cosa più alta, ma sia possibile. Questo è il lavoro che noi stiamo per intraprendere all’inizio di questo nuovo anno pastorale.

Io adesso dovrei fermarmi qua, ma siccome porto nei vostri riguardi l’amore di croce, dirò anche altre cose. La seconda lettura che avete ascoltato è tratta dalla lettera di San Paolo Apostolo a Filemone, che era un discepolo di San Paolo che stava a Colossi, una città verso la Grecia. Mentre Paolo sta in prigione nella sua cella, entra un tizio che si chiama Onesimo, che è uno schiavo di Filemone, il quale non solamente ha creato dei danni terribili a casa loro (perché ha rubato), ma è scappato dalla sua situazione di schiavo ed è stato arrestato. Succede che a questo punto Filemone ha la possibilità di punire Onesimo con la pena più leggera o con quella più grave nel diritto romano: la prima consiste nel frustarlo o marchiarlo a fuoco con la scritta “FUG” (“fugitivus”), la seconda prevede la condanna a morte. Quindi Paolo gli scrive una lettera di raccomandazione, in cui gli dice che questo Onesimo si è convertito e quindi gli chiede di riceverlo “non più come schiavo, ma molto di più come fratello” che amerà; gli dice inoltre che se gli ha fatto qualche danno, glielo avrebbe pagato, sicuro che non lo avrebbe fatto, perché non ragiona più secondo gli uomini. Questo perché è  stato iniziato da lui ad uscire fuori dalla casa di Colossi, dal modo di pensare corrente che si basa anche sulla giustizia che è sacrosanta. La giustizia che noi vogliamo inaugurare attraverso il cristianesimo supera quella ordinaria e non la contesta, ma la perfeziona rendendo giusto l’ingiusto attraverso il perdono.

Quindi secondo questa mentalità Paolo invita Filemone a prendere anche questa umiliazione, questa sofferenza, questa croce perché si potrà accorgere che questo Onesimo è veramente utile (la parola Onesimo in greco significa “utile”), mentre lui pensava che fosse inutile, che aveva avuto una fregatura; invece gli dice: guarda che questo non è inutile, è utile (come dice il suo nome) e quindi prendilo perché questa persona non deve essere valutata secondo le categorie dell’utilità, ma dell’amore. Certamente secondo i criteri correnti, è chiaro che un cristiano ci rimette sempre dal punto di vista della matematica, della convenienza, della furbizia, ma questo è un altro mondo, il cristianesimo è un’altra cosa.

Adesso io dovrei fare un’ulteriore catechesi per spiegarvi come questo si applica a voi  e dovremmo scoprire come questo lavoro che stiamo facendo, che ci ha raccontato il Vangelo, queste tre parti (la casa di tuo padre, la croce e la mentalità economica) vanno sottoposte a scrutinio, ad una verifica per fare in modo che in noi ci siano delle competenze e delle sensibilità cristiane non più solamente creaturali che inaugurano un nuovo modo di relazionarci. E’ questo che deve fare la parrocchia: non solamente iniziare questo percorso, ma consolidarlo, sostanziarlo, tradurlo in pratica.

Questo è il lavoro che noi faremo, sperando che, come Paolo parla a Filemone di questo disgraziato di Onesimo, anche noi abbiamo questo onore di poter imitare innanzitutto San Paolo che stava in prigione, ma anche Filemone, il quale non sappiamo come abbia risposto. Sappiamo che San Paolo ha scritto “Il biglietto di Filemone”, questa lettera di raccomandazione, ma non sappiamo se poi Filemone l’abbia picchiato o marchiato o fatto uccidere. Quindi questo è il lavoro che spetta a noi per portare avanti un umanesimo nuovo di cui la Chiesa è portatrice ed è un lavoro sofisticatissimo, importante perché in noi ci sono tutti degli anticorpi a questa modalità di essere persone. Da quando siamo bambini, siamo formati ad essere anticristiani: certamente io ti faccio del bene, perché poi dopo eventualmente tu mi ricambierai; ecco la mentalità economica e molte altre cose che si potrebbero dire.

Quindi riflettiamoci approfonditamente durante questo tempo che si apre già davanti a noi dopo l’estate. Dobbiamo fare un sacco di lavoro, perché nel frattempo l’uomo della carne (che si oppone a quello dello Spirito) riprende spazio, riprende le sue precedenti posizioni e quindi ci invade, ci destruttura come cristiani e ci fa diventare quelle fortezze di cui parlavo prima.