Il Verbo qui si è fatto carne!

04-01-2026 II domenica dopo Natale di Fabio Pieroni

GV 1,1-18

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Voglio iniziare dal versetto del Salmo che è il titolo fondamentale di tutto quello che stiamo vivendo in questo tempo e che ci fa prendere coscienza della realtà che non è una filosofia, ma è accogliere un’azione reale di Dio stesso che arriva a noi. Questo titolo è: “Verbum caro factum est”, che significa che il “Verbo si è fatto carne”; nell’esperienza della Chiesa, il titolo più preciso è “Verbum caro hic factum est”, cioè “il Verbo qui si è fatto carne”. Questa frase non è in senso generale, ma fa riferimento ad un luogo dove Cristo (cioè Dio) si fa carne, si fa vita umana; la sua avventura inizia nel concepimento che avviene a Nazareth, nel senso che viene concepito nel seno di Maria. Farsi carne, per noi significa l’inizio della vita nella vita, della vita in questa vita, del “pneuma”, della “zoè” nella vita biologica. La parola vita in greco si può tradurre in due maniere: “bios”, o “zoè”; la vita divina nel nuovo testamento è chiamata “z”.

Questa operazione deve essere presieduta dalla Chiesa per ciascuna persona che viene chiamata da Dio a vivere questo grande mistero, perché non tutti gli uomini vivono per ricevere questa esperienza. Abbiamo detto tante volte che la totalità delle persone sono creature, ma c’è una parte che vive la figliolanza e sono coloro i quali hanno la grazia e il dono di ricevere il concepimento della vita divina. Questo poi deve continuare e crescere progressivamente attraverso delle tappe, attraverso una grande cura e tanti strumenti: i sacerdoti, la comunità, la parola di Dio, la preghiera; è un’operazione estremamente sofisticata che non si esaurisce su questa terra, ma è un pellegrinaggio che inizia e finisce al di là della storia umana, perché entra nell’eternità. Quindi anche noi stiamo vivendo questa esperienza di una vita nella vita nuova che ha tante caratteristiche ed io ne voglio sottolineare due. La prima è che la vita divina entra nella “sars” (la “carne”), nella vita che abita la carne, che abita la natura umana che è bloccata ed è resa schiava dall’ossessione e dalla doverosità di autoconservarsi: noi viviamo in una vita che si deve difendere, deve badare a se stessa, perché io non perdo la vita, non posso. Questo rende la vita contraria all’amore, alla relazione, alla storia che ci contesta, che devia i nostri progetti, li cambia; per questo motivo iniziamo a questionare, ad arrabbiarci, perché le cose non vanno come noi le abbiamo programmate, ma non per scelta, per schiavitù. La gente non sa che non può cambiare il suo programma, perché è il suo, perché se lo cambia lo rovina, lo ferisce, lo rompe e non lo può fare; se lo fa, pagherà il prezzo di una grande sofferenza, di una grande frustrazione, non di un piacere. La vita divina non solamente si apre al fatto di potersi modificare a seconda dei capricci degli altri (perché questo è l’amore), ma prova piacere nel poter morire perché viva un altro; diversamente è necessario vivere la vita umana, classica, per la quale si applica il detto “mors tua, vita mea”: se io ti schiaccio, se io prevalgo, se io riesco a farti fare una brutta figura, se io riesco a ricordarti che hai sbagliato un’altra volta, allora ne provo piacere; se invece tu mi ribatti e mi fai capire che sto sbagliando, mi offendo. Allora, questa operazione del cambio strutturale dell’esistenza umana attraverso l’esistenza divina è la grande operazione che deve presiedere la Chiesa. 

Un grande monaco Cistercense (cioè di un monastero di quelli che aveva fondato San Bernardo da Chiaravalle) che si chiama il beato Isacco della Stella dice: che “anche la singola anima… è sposa del Verbo, madre, figlia, sorella di Cristo… perché dalla stessa sapienza di Dio che è il Verbo del Padre… viene detto che in generale tutto quello che si dice di Maria si dice della Chiesa e dell’anima fedele, in modo universale per la Chiesa, in modo speciale per Maria, in modo particolare per ogni anima fedele. Nel tabernacolo del ventre di Maria, Cristo ha dimorato nove mesi, nel tabernacolo della fede della Chiesa, fino alla fine del mondo, nella conoscenza e nell’amore dell’anima fedele per l’eternità”. Questo è il lavoro e la trasformazione da persona umana, da persona carnale a persona spirituale, da una persona che vive secondo una vita creaturale a una persona che vive la vita divina, nella vita umana.

Ciascuno di voi probabilmente potrebbe storicizzare la sua esperienza in cui ha avvertito la bellezza, la grandezza di questo “Big Bang” in cui Dio ha iniziato questa opera, che non termina: la vita cristiana è una relazione sempre viva, che trasmette Cristo a noi stessi, in modo che “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). Sono io, ma c’è qualcos’altro che vive insieme con me e per me. Questa è in sintesi il mistero dell’Incarnazione. 

La domenica di oggi ci sottolinea che questa esperienza dell’incarnazione oltre che presiedere alla grande operazione della trasfigurazione della persona umana, è anche un luogo della sapienza. Come avete sentito, la prima lunga lettura tratta dal Siracide (uno dei libri sapienziali della Bibbia) parla della “sapienza” che è diversa dalla “saccenza”. Uno pensa che essendo cristiano, sa tutto: perché la gente muore, perché vive, perché il mondo è fatto così, perché sono nato in questa epoca, perché non in un’altra. Molte persone ritengono che siccome sono frequentatori un po’ della parrocchia, sanno tutto e rimangono male quando un pagano fa delle domande a cui non può dare una risposta: perché questa catastrofe a livello geopolitico? Perché la morte di quei ragazzi? Nessuno può rispondere a queste domande e non è vero che siccome tu non puoi farlo, è tutto falso: questo è un ragionamento totalmente demoniaco, è irrealistico. Il sapiente sa di non sapere, come diceva Socrate. 

Io penso che possiamo sapere poche cose. La prima cosa importante, come diceva il prologo, è sapere che noi abbiamo un’origine divina ed è un grande mistero: ci siamo trovati viventi in questa creazione, in questa storia così complessa e la premessa è che c’è un’iniziativa di amore. Questo amore è Dio stesso che ha voluto che io esistessi, perché così piace a Lui; vengo da un grande mistero d’amore che è Dio. Questa premessa va sempre difesa, perché quando avviene un incidente, quando c’è un problema, tutto sembra dimostrare che Dio non c’è, perché se se ci fosse, sarebbe amore; siccome non sono trattato con amore, Dio non c’è. Questo è il pensiero dello stolto ed è facile esserlo. La battaglia della fede è molto difficile e dobbiamo esservi allenati attraverso anche il ragionamento, finché regge. C’è un momento in cui uno sta in silenzio e capisce che è limitato.  E’ fondamentale sapere che Dio c’è, che Dio è amore e non ti deluderà; questo è ciò che devi difendere. Come dice l’angelo e Dio stesso nella Genesi, non devi dubitare mai che Dio ti ama.

La seconda cosa da sapere è che andiamo verso una pienezza, attraverso la storia che viviamo; siamo pellegrini in una realtà sorprendente, straordinaria, che Gesù Cristo ci ha aperto attraverso la sua Pasqua. 

Secondo me è molto importante una frase di San Paolo che nella lettera agli Efesini, al capitolo 2, versetto 10, dice che Dio, per me e per te, ha preordinato delle opere perché tu le possa praticare, le possa compiere. Ci sono delle opere che tu puoi scrivere, che tu puoi realizzare e sulle quali bisogna che tu venga illuminato, perché a volte uno non è attento e perde l’occasione: stai guardando gli altri, mentre a due metri avevi la palla del goal per il record Mondiale. Noi siamo così sbadati che pensiamo che la nostra vita sia ordinaria, sia banale, sia di secondo livello. La vita di ciascuno di noi è come la vita di Teresa di Calcutta, come San Francesco e nessuno ha una vita minore di queste persone. Pensare in maniera diversa significa essere uno stolto, non una persona umile.

Allora è fondamentale difendere questa bella vita che noi stiamo vivendo adesso e continuare a viverla e a correggerci. Questa è la buona notizia: Cristo, vita eterna, si è fatto carne e non è solamente una descrizione; Dio si fa carne nella tua carne, si fa vita nuova della tua vita vecchia e permette che che ci si possa dimenticare di sé in una vita che è ossessionata da se stessa. Si può vivere nella felicità, mentre uno si dedica agli altri, mentre uno si rimpicciolisce, si riduce per qualcun altro. Questa è la vera gioia, è l’amore che è in atto in noi, ma succede che viene contestata da mille notizie che veniamo a sapere attraverso la televisione; per questo motivo non ne dobbiamo dipendere totalmente, ma abbiamo altre attività da svolgere per disintossicarci. 

Io per esempio sono stato un giorno e mezzo a Napoli con 140 giovani, i quali hanno fatto un pellegrinaggio di tre giorni: già dopo un giorno senza telefonino sono diventate altre persone, perché immediatamente si disintossicano, sono simpatici, ci puoi parlare, sono impressionanti, uno spettacolo. Abbiamo conosciuto il parroco di una parrocchia nella quale siamo stati ospitati per fare una catechesi, il quale si stupiva di questi ragazzi, non finiva più di parlare. 

Allora, quest’operazione è in atto e dobbiamo combattere per difenderla: molti di voi credono a quello che facciamo e per questo siete beati. Vi chiedo di pregare per me, perché anche io continui a crederci.