Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai.

19-10-2025 XXIX domenica del Tempo Ordinario di Fabio Pieroni

Lc 18,1-8

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Bene allora vediamo un po’ di orientarci in questa liturgia perché vanno sempre fatte delle scelte perché il Vangelo che abbiamo ascoltato oggi è molto complicato e dobbiamo spiegarlo. In esso viene data da parte di Gesù una indicazione attraverso una parabola su un tema che è quello della preghiera incessante, dove fa questo collegamento con il giudice disonesto. Però prima di questo devo spiegare ai bambini (e non solo) quello che abbiamo ascoltato nella prima lettura. Si parlava di alcuni personaggi: uno si chiamava Mosè che stava combattendo contro un nemico di nome Amalek. Ma Mosè era su un Monte e pregava con le braccia e con le mani distese, mentre Giosuè combatteva per gli ebrei. Io vi sfido bambini, quando tornerete a casa, di fare una prova: mettete le braccia dritte e vedete quanto ci rimanete, al massimo tre minuti (gli adulti hanno le braccia pure più pesanti quindi resistono anche di meno)! Ma mentre Mosè pregava così, si stancava, e quindi chiese aiuto a due personaggi importanti e cioè Aronne e Cur che lo sostenevano a tenere le braccia distese per pregare. Pensate un momento: qualcun altro prega con le mani distese? Gesù sulla croce. Esattamente! Quindi c’è una preghiera speciale che è quella di Gesù che però non è una preghiera facile, perché è faticosa dal momento che a un certo punto uno si lascia cadere le braccia, è una situazione talmente difficile che non ce la fa più, crolla! Anche Gesù, ogni cristiano, ognuno di noi, ha bisogno di fare una preghiera così alta che però ha bisogno di una chiesa, con delle persone che ci aiutano a perseverare in questo atteggiamento. Nel Vangelo di oggi, Gesù spiega meglio cosa sia la preghiera di Mosè (e anche la sua preghiera), che è una preghiera di combattimento contro Amalek, che è colui il quale ci pronuncia dei discorsi di scoraggiamento, che ridicolizza la nostra vita cristiana. Il Vangelo inizia così con Gesù che pronuncia questa parabola per dire che bisogna pregare sempre senza stancarsi mai. E allora racconta di questa donna vedova, che va da questo giudice perché venga fatta giustizia dal momento che lei è stata truffata, derubata, non sappiamo cosa le sia successo, fatto sta che ha subito una grave ingiustizia, e va da questo giudice gridando fino alla rabbia più nera (nel significato greco si traduce “voleva gonfiargli la faccia, voleva fargli gli occhi neri”)! Era veramente arrabbiata che quello si spaventa e le fa giustizia. E Gesù continua interrogandoci, dicendo che noi abbiamo un padre che non è un giudice e non ci rendiamo conto che Dio farà giustizia prontamente a coloro che si rivolgono a Lui, ma il figlio dell’uomo quando verrà troverà Fede sulla terra? Quindi sta dicendo una cosa e cioè che esistono due tipi di preghiera. In realtà la traduzione letterale del Vangelo inizia così: pronunciò questa parabola sulla necessità certamente per non incattivirsi perché il verbo stancarsi in realtà in italiano letterale significa incattivirsi, perché c’è una preghiera sbagliata che incattivisce e c’è una preghiera invece che è corretta. Qual è questa preghiera che incattivisce? La preghiera che incattivisce è la preghiera che uno fa quando subisce un’ingiustizia e prega il suo Dio perché rimetta le cose in maniera tale che uno sia risarcito, che gli venga restituito quello che gli è stato tolto, tutto ciò di cui siamo stati privati. E questa preghiera spesso diventa rabbiosa, è una preghiera talmente violenta che invece di aiutarci ci illude, perché rarissimamente qualcuno ci restituisce ciò che ci ha tolto e quindi l’ingiustizia rimane ingiustizia! E siccome rimane ingiustizia uno perde la Fede! “Quando il figlio dell’uomo tornerà, troverà la Fede sulla terra?” Ma una preghiera che nasce dalla Fede, non nasce dalla giustizia, non nasce dalla rabbia, non produce cattiveria in chi la formula. Guardate noi: basta una piccola cosa della quale uno è stato privato, un’attenzione e quindi ci hanno fatto un’ingiustizia, piccole cose, diventiamo delle bestie, perché noi non sappiamo affrontare l’ingiustizia! L’ingiustizia va affrontata con una preghiera corretta! E qual questa preghiera corretta? E’ quella di Cristo sulla croce! Lui non dice guarda queste canaglie, questi mascalzoni, distruggili, perché hanno fatto un’ingiustizia! No! Dice “Padre perdonali perché non sanno quello che fanno”! Cioè, c’è un modo di stare dentro l’ingiustizia che chiede a Dio di rimanere giusti, cristiani, di rimanere nella modalità di chi affronta i conflitti, che è quello del perdono, della perseveranza, dell’umiltà, dell’umiliazione, della benedizione! C’è bisogno di un grande lavoro che ci procuri uno spirito che ci consenta di vivere nella nostra pelle la vita di Cristo quando viene ingiustamente trattato. E si vede subito se tu ricevi un’ingiustizia, se hai uno spirito buono che è quello del Vangelo, oppure in realtà sei una bestia; perché il cristianesimo è vero che valuta le ingiustizie, ma reagisce alle ingiustizie, ai peccati che vengono subiti, in una maniera del tutto diversa! Questa diversità, questa novità di chi se tu gli dai uno schiaffo sulla guancia destra l’altro ti porge anche l’altra, se uno ti chiede di fare un miglio ne fai due. La necessità di pregare in maniera sana deve essere sempre presente in noi perché l’ ingiustizia torna costantemente, come quando si guida, oppure si fa un qualsiasi tipo di attività burocratica e non funziona nulla, siamo sempre incavolati. Quindi questa parabola che sembra un po’ così banale, in realtà è molto centrale perché noi siamo estremamente sensibili all’ingiustizia e per questo siamo così frustrati, perché preghiamo male! Costantemente rifiutiamo l’ingiustizia, non vogliamo avere più questo schifo! E non solo questo! Dobbiamo essere risarciti costantemente da quando siamo bambini, bambine, di tutte le cose delle quali siamo stati privati e le vogliamo! Il nostro paradiso sarà questo: che qualcuno ci risarcisca! Bene, questo è un grande malinteso! Per questo è una parola complessa, va digerita, approfondita, ascoltata, condivisa, perché la vera preghiera è questa! E’ una preghiera fatta nella fede! C’è tanta gente che prega all’incontrario! Costantemente! Ma non perché sia cattiva, perché gli sto raccontando qual è il malinteso: la gente che prega male, non lo fa perché è cattiva, ma perché è ignorante! Per questo è importante l’evangelizzazione, altrimenti uno viene in chiesa prega così diventa matto, perché sta davanti a un muro e pensa che quello a furia di pregare diventi una porta, ma è un muro! Ecco, quindi carissimi, io invito tutti voi a rifletterci, perché tante volte queste omelie uno se le lascia così scivolare addosso, non le valuta come delle indicazioni che possano riguardarlo, riguardarla. Riguardano sempre gli altri. Invece qua ci sono delle chiavi che riguardano tutti noi, a partire da me che ho costantemente scontri contro la mia vita, contro la vita che ti viene addosso con le sue ingiustizie, con le sue imprevedibilità, con la sua violenza, con la sua crudeltà. E allora se uno non è capace, non è attrezzato viene in parrocchia, state venendo qua, noi abbiamo bisogno costantemente di Sapienza per vivere dentro la nostra esistenza.