Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita

16-11-2025 XXXIII domenica del Tempo Ordinario di Fabio Pieroni

Lc 21,5-19

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Avete sentito questo Vangelo che praticamente fa un compendio di tutto il male che uno possa immaginare di poter affrontare; se noi lo analizziamo e lo rileggiamo, diciamo che questa è una catastrofe, è una cosa che ti spazza via e che soprattutto se c’è Dio non ci può essere tutto questo; se io sono amico di Dio si vede dal fatto che io sto in pace, che sono nella gioia, che le cose vanno bene. E invece no: le cose non vanno bene; allora Dio non c’è, Dio si deve presentare davanti a me e mi deve chiarire, io contesto: lo chiamo in giudizio e mi deve dare una testimonianza che lui è veramente Dio! Ma è evidente che se le cose stanno così, è la dimostrazione lampante che Dio non ci sia; sarebbe pure superfluo litigarci, perché si è squalificato da solo. Questi sono i nostri pensieri, sono i pensieri di chi non vive ancora nel cristianesimo e noi lo perdiamo per strada perché abbiamo una struttura: va in automatico quando noi ci svegliamo la mattina e ci resettiamo in una forma tale che si chiama religiosità naturale, che ci porta a ragionare pensando che siccome Gesù Cristo è entrato, è salito sulla croce, adesso la cancelliamo, perché è sufficiente che ci sia stato Lui, ci ha salvati e questo non ci accadrà mai: “Questo non ti accadrà mai!” diceva Pietro a Gesù e Lui gli risponde “vai dietro di me, Satana, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”.

Pensare che le cose mi debbano andar bene perché sono amico di Dio è pensare secondo gli uomini e non pensare secondo Dio; il che significa che la croce sulla quale Gesù è salito non è qualcosa che Lui cancella, ma qualcosa che Lui ci insegna a portare sulle spalle e ad attraversare insieme con Lui, a vivere dentro questa realtà di contraddizione, di crudeltà, di tutto quello che abbiamo ascoltato nella modalità in cui Gesù Cristo l’ha vissuta. Questo è un grande cambiamento che dovremmo avere dentro la nostra testa, dentro il nostro cuore, anche se appunto in automatico noi torniamo sempre lì e che, quando dovessero capitare delle cose spiacevoli sono la dimostrazione che Dio non ci sia. Viceversa, questa è invece l’occasione di rendere testimonianza, diceva Gesù. Questa confusione in cui stai è l’occasione che tu hai di poter entrare e vivere da figlio di Dio: è questo quello che devi chiedere a Dio! La croce non si cambia e non si toglie, la malattia e i contrattempi non si tolgono; Gesù Cristo non è venuto a cancellare e rifare un altro mondo, a ricominciare tutto daccapo: entra nella realtà che è così difettosa, così ostile ai nostri progetti, a quello che obiettivamente è più normale. Questa si chiama conversione ed essa sta dentro il Vangelo.

Ieri sera per esempio, mi ha chiamato un sacerdote (erano le 21), che è stato qui 20 anni fa ed ora è diventato il direttore di Radio Maria a Kiev. È venuto a Roma: aveva camminato per circa 20 km in tutto il giorno ed era molto stanco, però è voluto venire ugualmente in parrocchia da noi, dove era stato tanto tempo prima ed aveva fatto anche servizio mentre stava studiando qui, e così abbiamo celebrato una messa (erano le 21:35) insieme ad alcune comunità. A me ha colpito proprio quello che lui ha raccontato: la crudeltà, le uccisioni, l’ingiustizia, la violenza smisurata che vive lì a Kiev da parte della Russia. Come vi sto dicendo, qui si tratta non tanto di evitare la croce, non può farlo, lui deve stare là dentro ed è pure direttore di Radio Maria. Raccontava anche, descrivendo un attacco con i droni, che erano morte delle persone ed hanno fatto una diretta in cui lui si è messo a piangere! Colpisce proprio questo, cioè che innanzitutto il Nuovo Testamento, gli Atti degli Apostoli, le lettere di Paolo, l’Apocalisse, ci raccontano del fatto che il cristianesimo si esalta dentro la tribolazione, vive e ha vissuto sempre dentro di essa, a cominciare dai primi cristiani e dallo stesso Gesù che è stato costantemente contestato dai farisei e addirittura poi processato ingiustamente, messo a morte e a morte di croce. Invece, siccome noi viviamo un cristianesimo che piano piano si sbiadisce, ci convinciamo che l’esistenza di Dio non sia tanto quella di vivere il cristianesimo nella tribolazione, ma di escluderla. Questo è un processo automatico che noi dobbiamo gestire, perché altrimenti è evidente che tutti diventiamo atei.

La parola dice così riguardo a Stefano: “e così sollevarono il popolo, gli anziani, gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio… Presentarono quindi dei falsi testimoni che dissero: «costui lo abbiamo visto dichiarare che Gesù Nazareno distruggerà questo tempio e sovvertirà i costumi tramandati da Mosè». E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo”. È quello che abbiamo visto ieri con questo sacerdote: un angelo, cioè una persona senza risentimento, senza rancore, ma con una lucidità e una dignità di chi questa sera torna a Kiev; non si può andare con l’aereo, perché gli aerei vengono abbattuti, deve andare con il treno facendo 2 giorni di viaggio. E’ evidente che questo non è l’unica sofferenza perché noi viviamo altro; lui la vive all’estremo ed è quella che poi viene descritta nel libro dell’Apocalisse dove a un certo punto si dice: “Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie… Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. L’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello immolato. Chi ha orecchi ascolti: colui che deve andare in prigionia, andrà in prigionia; colui che deve essere ucciso di spada, di spada sia ucciso”. Cioè si tratta di entrare dentro questa realtà insieme con Cristo e vivere questa sofferenza, questa inimicizia nella maniera in cui l’ha vissuta Lui.

Quindi, dobbiamo contare su questa realtà, per noi, che questo ci accadrà, perché pure per noi potrebbe arrivare un giorno in cui non tutto andrà bene e dovremo affrontare l’ultimo combattimento che è la buona battaglia della fede, dal momento che quello che conta è vivere qui in Cristo, perché “neanche un capello del nostro capo andrà perduto”: come è possibile che questo accada se uno muore, così per caso, o viene ucciso ammazzato da qualcuno? Significa che c’è anche un’altra vita: c’è qualcosa che, mentre il mondo finisce, Dio inizia qualcosa di nuovo, di inaudito, di straordinario. Questo ci dovrebbe portare alla perseveranza, sapendo che noi stiamo aprendo un cammino; quindi la tribolazione vissuta nella fede conduce l’azione e l’opera di Dio dentro la storia attraverso la nostra testimonianza. Quindi c’è un’azione di Dio che va al di là della morte e inizia prima della morte, ci accompagna dentro di essa e si apre in una novità assoluta che noi aspettiamo. Anche questo prete che vive a Kiev dice di immaginare se gli dovesse arrivare addosso uno di questi droni, perché la notte non sanno se ci sarà un’altra mattina; nessuno è al sicuro, perché stanno costantemente distruggendo Kiev (che è grande quanto Roma) ed è diventata vuota, non c’è più nessuno; al supermercato non c’è più niente, solamente lo shampoo e le persone. Quando ci sono questi attacchi, arrivano dentro le chiese, si nascondono e pregano, celebrano una messa e c’è una comunione enorme tra tutta questa gente che, misurata dalla tragicità della sofferenza, entra nella comunione nuova.

L’ultima cosa che vi voglio dire è legata al discorso che fa questa famosa donna di nome Etty Hillesum, la quale scrive nel suo diario: “preghiera della domenica mattina: mio Dio sono tempi tanto angosciosi… una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che Tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare Te, in questo modo aiutiamo noi stessi; l’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di Te dentro noi stessi… Tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare Te difendere fino all’ultimo la tua presenza dentro di noi. Esistono molte persone che all’ultimo momento si preoccupano di mettere in salvo aspirapolvere, forchette e cucchiai d’argento, invece di salvare Te, mio Dio… Comincio a sentirmi un po’ più tranquilla dopo questa conversazione con Te”. Anche per noi è così: quando le cose diventano difficili, abbiamo bisogno di una comunità che ci aiuti alla perseveranza per mantenere la fede. Questo è il combattimento: “ho combattuto la buona battaglia… ho conservato la fede; il mio sangue sta per essere versato come libagione” dice San Paolo che ha fatto una vita in intimità con Cristo, ma che è stata travagliatissima. Sentite che dice nella seconda lettera ai Corinzi: “Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato; tre volte ho fatto naufragio; ho trascorso un giorno e una notte in balia delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nelle città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte dei falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero” e comunque ha mantenuto la fede fino alle Tre Fontane, dove lì gli hanno tagliato la testa; però lui ha mantenuto la fede. Questo è molto importante perché tutto il cristianesimo è così: oggi ne abbiamo parlato in maniera seria, ma è questo un aspetto assolutamente nuovo del cristianesimo, che non è una religione che ci fa uscire dalla realtà, che fa di noi delle persone al riparo da qualsiasi tipo di noia. Quindi io spero che questa parola ci aiuti.

Preghiamo anche per questo nostro fratello e per tutti i cristiani che stanno a Kiev, in Ucraina, che vivono delle situazioni drammatiche; immaginiamo poi tutti gli altri che più o meno conosciamo. Ecco, però, per quanto ci riguarda siamo chiamati tutti noi a vivere in questa dimensione.