Beati!

01-02-2026 IV domenica del Tempo Ordinario di Fabio Pieroni

MT 5,1-12a

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Questo non è un Vangelo facilissimo e parla di Gesù che sale sul Monte delle Beatitudini perché vede le folle che stanno andando verso lui ed anche i suoi discepoli. A quel punto inizia a ripetere tante volte una parola particolare che è “beati”, che significa che il Padre suo gli fa assaggiare una primizia del bene che lui sta seminando in questo mondo, perché vede questa gente e si commuove. Sta dicendo:  “E’ bello vedere gente come voi in cui c’è qualcosa di nuovo, qualcosa che viene da me e che ho ricevuto dal  Padre mio. Io queste cose così grandi le trasmetto, perché le ho ricevute da Lui, stanno arrivando a voi e in voi stanno dando un frutto. Ma che bello vedere una persona mite, una persona che ancora ci crede, che ha bisogno misericordia! Tutto questo lo vedo in voi!”.

Inizia quindi a fare questa benedizione in cui vuole anche confermare questa gente a camminare in una maniera che produce un modo di vivere nuovo.

Nel prologo del  Vangelo di Giovanni leggiamo:  “In lui era la vita – in Gesù era la vita – e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”. (Gv 1, 4-5). Parla del fatto che quando arrivano le tenebre, la povertà, l’umiliazione, la malattia, la prepotenza, normalmente uno si spegne, la vita nostra si spegne, maledice i giorni in cui è stata messa al mondo. Quando arriva tutta questa tenebra, questa cattiveria che noi vediamo anche in questo mondo, noi siamo spazzati via, siamo demotivati e rattristati. Invece qua c’è qualcosa che non riesce a spegnere questa voglia di vivere, per cui davanti alla crudeltà, alla violenza c’è una misericordia, davanti alla povertà c’è un gusto di una vita nuova che viene data gratuitamente e immeritatamente, c’è qualcosa di bello di fronte alla disonestà, c’è una mitezza, c’è una vita che vince la morte.

La morte ci toglie il desiderio di esistere e viene vinta in noi attraverso il Vangelo, che è la vita di Gesù Cristo che vive in noi e spera al di là di una speranza umana.

Abbiamo sentito che ci sono due momenti: “beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” però a volte dice: “beati i miti perché erediteranno la terra” (parla al futuro): un cristiano certamente in Cristo vive una capacità di resistere, di sperare contro ogni speranza e di avere una risorsa che gli impedisce di farsi incattivire dalla cattiveria. In più c’è una forza in noi che è quella dello Spirito Santo e della grazia di Dio che quando comincia ad emergere, ci consente di vincere quello che vorrebbe spegnere in noi una vita nuova e vorrebbe deformarci ed esasperarci. Invece c’è qualcuno che non soltanto spera perché c’è qualche cosa che è bello in noi, ma anche che avverrà. Noi dobbiamo capire che ci sono delle cose che vivremo al di là di questo mondo, perché c’è “un già e un non ancora”: “è vostro il regno dei cieli, ma anche “perché saranno saziati, saranno consolati”, c’è un futuro. Quindi è in atto una vita nuova che vince il potere della morte che vuole spegnerla.

Io ricordo un’esperienza che ho fatto all’inizio della mia vita spirituale che mi sconvolse: venni a sapere che c’era un mio amico che voleva farsi frate ed era andato su un monte che si chiama Monteluco, sopra Spoleto; io gli avevo contestato la sua decisione e volevo andare da lui non solamente per discutere, ma proprio per litigarci. Questo perché all’epoca io non credevo neanche in Dio e venivo fuori dalla malattia di mia madre che l’aveva portata alla morte e da tanto altro. Pensavo di lui che fosse un matto, un vigliacco, uno che voleva alienarsi dalla vita. Quando andai lì e lo vidi, rimasi fulminato; così non gli ho detto niente. Poi ho riflettuto e mi sono chiesto perché mi ha smontato così, perché la sua presenza, il suo volto, la sua decisione mi ha tagliato le gambe non appena l’ho visto. Ci ho impiegato molti anni a capirlo: perché ho fatto l’esperienza di Gesù che vede la vita nuova che si è accesa nella povertà di una persona. Ho visto l’uomo delle beatitudini, che nessuno riesce a incattivire, che ha una vitalità che non è umana, ma è partecipata attraverso Gesù Cristo nel cuore di ogni uomo. E io sarei dovuto diventare una persona che avrebbe contribuito a trarre le persone che vivono dentro la violenza, il rammarico, la disperazione, l’arrabbiatura, il veleno e a comunicarvi questa vita nuova. Se io riesco a comunicartela, non è necessario che ti dica che devi essere bravo, buono, umile; non è un moralismo, ma è un effetto che sovrabbonda nel cuore, come un modo bello di vivere nuovo e che io non conoscevo.

Allora è possibile contribuire a realizzare questo nelle persone umane che vivono la vera povertà, nel momento in cui manca questo spirito: la povertà non è solamente quella di chi non ha il cibo per mangiare, quella è la povertà materiale. Ma c’è una povertà più grande nell’uomo che si sente tradito: quando accade, entra in depressione perché non ha una vita che vince questo tradimento, e allora si sente sfinita, si sente disperata perché non ha una sorgente, una riserva di vita che lo abiliti ad affrontare queste grandi sfide. Nel cristianesimo questo c’è e il Vangelo lo testimonia: le tenebre non hanno vinto la morte. Non sto parlando solamente della morte fisica, che esiste: quando ti viene data, ad esempio una diagnosi infausta, come puoi sperare? Che speranza umana avrai? Non ce l’hai, sei finito, ti rassegni. Gesù Cristo ha voluto che noi arrivassimo a sperare con la sua speranza, con la sua visione, con la sua lungimiranza, con la sua profondità che non è umana, è divina; essa viene a noi attraverso Gesù Cristo, il quale ce la regala. Man mano che noi partecipiamo a quello che la Chiesa ha avuto mandato di fare, noi possiamo ricevere questa novità assoluta, che è necessaria. Dopo tanti anni io ho capito per quale motivo mi aveva sconvolto, perché era una chiamata ed una cosa grande: quello che io vedevo nel mio amico Emidio, io sarei stato incaricato e aiutato da parte di Dio a realizzarlo negli esseri umani. L’essere umano se non è illuminato ed evangelizzato è un pericolo pubblico come tutti noi.

Quindi io immagino che molti di voi oggi siate venuti qua con tante domande e con tante fatiche. Non ho da darvi una soluzione o delle istruzioni, ma è fondamentale che riceviate la vita nuova, questo spirito, questa scossa che arriva a te attraverso la predicazione. Tu puoi vedere la vita divina nella tua vita umana, che ti abilita a vivere secondo la beatitudine, la bellezza, qualcosa di nuovo, qualcosa che ti rallegra. Vedo tanti di voi che vivono già questa beatitudine, che avete vissuto delle prove sperando contro ogni speranza, accettando che qualcuno sbagliasse con voi e avete visto la misericordia, l’umiltà, la letizia di questa vita nuova che è già è in atto, ma che possiamo perdere. Per questo noi dobbiamo combattere per perseverare, perché il mondo delle tenebre vuole vincere in noi la vita, ma le tenebre non  hanno vinto. Io spero che questo continui per noi.