Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli

17-05-2026 Ascensione del Signore di Fabio Pieroni


Mt 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.  Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Oggi celebriamo la festa dell’Ascensione. Nel Vangelo di Matteo che abbiamo letto si racconta che Gesù è salito al cielo e che sta alla destra del Padre, perché da lì dirige un’operazione straordinaria. In un altro punto dello stesso Vangelo, Gesù Risorto dice: andate in Galilea; là mi vedrete. Gli apostoli vanno al Monte delle Beatitudini dove Gesù dice ancora: andate e battezzate tutte le nazioni, non solamente i Giudei! Questa è una rivoluzione, perché Gesù era stato mandato solamente per le pecore perdute della casa di Israele; invece qui sta dicendo che c’è una missione universale,battezzando nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,20). 

Nel Vangelo di Giovanni si dice che Gesù sta sulla riva e da lì dice di gettare le reti a destra e poi a sinistra; Gesù quindi presiede la pesca. In un altro brano del Vangelo di Giovanni si racconta che, dopo essere apparso ai due di Emmaus, va sul Monte degli ulivi e là dice le stesse cose che erano scritte anche nel Vangelo di Matteo. Questi sono i luoghi dove Gesù parla di questo argomento, ma che significa questo in una parola? Si chiama Evangelizzazione: l’Ascensione lancia la missione che è una priorità assoluta. La Chiesa esiste per evangelizzare: per diventare comunità viva (proprio ieri io ho concluso 39 anni di sacerdozio) ci servono e ci sono serviti tanti anni; c’è stato bisogno di formare una Chiesa che ha adesso la possibilità di rendere testimonianza, di essere capace di evangelizzare. Una comunità evangelizzatrice non si improvvisa, ci vogliono molti anni di formazione. 

Inoltre non siamo solamente dei fruitori dell’evangelizzazione, ma siamo anche corresponsabili di questo: l’evangelizzazione significa fondamentalmente non tanto che riceviamo l’ascolto del Vangelo, ma che nel momento in cui arriva il primo ascolto efficace del Vangelo (che si chiama “kerigma”) esso ti trafigge il cuore e arriva addirittura a toccarti nell’animo, malgrado esso sia malato: è come se noi avessimo dei recettori del bello, del bene, del divino e questi fossero danneggiati; nonostante uno possa parlarti, piangere con te, niente sfiora la tua sensibilità. Questo avviene non perché tu sia cattivo, ma perché il peccato originale ha come reso inoperosi, non funzionanti questi recettori della verità, della bellezza, della grandezza. E allora ci vuole molto più tempo per fare in modo che questo primo annuncio fecondi di vita nuova la nostra vita: non è tanto importante ricevere un’informazione, ma è una generazione in noi della vita di Cristo che ci riscatta da una vita improvvisata, sola e disperata, randagia impulsiva, approssimativa. Questa vita viene vissuta ormai dalla maggioranza delle civiltà senza giustizia, senza alto né basso: ognuno fa quello che gli pare; e se qualcuno ti dice che evangelizza, viene accusato di essere una persona presuntuosa e gli viene detto che la fede non si evangelizza, ma si professa individualmente. Guai a dire che tu sei portatrice di una verità, perché la verità non esiste, perché siamo tutti tolleranti: siamo talmente tolleranti che non tolleriamo le persone che noi giudichiamo intolleranti! 

Quindi questa è una festa molto forte, anche per quello che noi riceviamo spesso dalla televisione riguardo all’immagine della Chiesa, la cui finalità fondamentalmente sembra essere di occuparsi dei poveri, aiutarli, dar loro da mangiare, fare una bella minestra calda, magari servita dai giovani: questo conquista. Ma se si mostra l’evangelizzazione, dicendo quello che San Paolo afferma essere la verità (perché lo rivela Gesù Cristo), viene additata come una dittatura: questo diventa superbia. Non sappiamo ragionare, perché noi siamo vittime di un tipo di pensiero; questo avviene anche perché la Chiesa  ormai è troppo timida e teme che se diciamo certe cose, poi dopo la gente ci accusa. Il pensiero postmoderno ha assunto come assioma che non esiste una verità universale, ma solo verità per me; ogni affermazione di verità assoluta è una forma di violenza. Quando Gesù dice: “io sono la… verità” (Gv 14,6), poi lo mettono in croce. Il rispetto dell’altro esige la rinuncia a qualsiasi pretesa universalistica; cioè noi non possiamo più parlare come parlavano i primi cristiani del Vangelo, come parla San Paolo mentre dice: “non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il vangelo!” (1 Cor 9,16). Infatti lo hanno perseguitato. Se uno leggesse la seconda lettera ai Corinzi di San Paolo apostolo, al capitolo 11, c’è scritto che l’hanno preso di mira da quando ha cominciato a parlare di Gesù. 

Quindi intanto capiamo che noi dobbiamo essere evangelizzati e l’evangelizzazione (come dicevo all’inizio) è certamente il primo annuncio, è il primo shock, perché è un trauma essere amati nella misura di Dio; questa esperienza poi va approfondita, verrà praticata, consolidata e verificata. Questo è un cammino di formazione, perché facilmente la vita vecchia che ci abita ancora, recidiva peggio di prima. Io ho l’onore di avere dei catechisti eccezionali che mi aiutano in questa evangelizzazione. Ieri per esempio abbiamo fatto il primo turno delle Prime Comunioni e qua c’è una bambina insieme ai suoi catechisti, che le hanno fatto conoscere il significato vero di questo segno forte. Purtroppo, non è sempre così; i genitori, spesso, ritengono più importante far fare qualsiasi tipo di sport ai propri figli, piuttosto che portarli in Chiesa. Gesù Cristo dice che chiunque farà queste cose piccole, sarà considerato grande nel Regno dei cieli; invece sarà considerato niente chi le ha ridicolizzate, chi le ha ridimensionate. Qua si gioca tutto: anche il futuro della nostra civiltà italiana e mondiale si basa sul Vangelo, perché è il seme della civiltà, è il seme di qualcosa di grande. Dovremmo scoprire che questa non è solamente un’opinione, ma è suffragata da secoli di arte. Si potrebbe parlare anche delle crociate che sono 12: nel corso di 300 anni ci sono state tante storie che bisognerebbe studiare ed è evidente che ci stanno un sacco di errori, però noi dovremmo renderci conto che questa festa ci rimette in piedi! La priorità della Chiesa (che è anche la nostra) è di poter evangelizzare e renderci capaci innanzitutto di vivere  le nostre problematiche, le nostre difficoltà e  i nostri fallimenti come li vive il Vangelo;  poi magari anche i figli, poi forse i genitori e anche gli altri attraverso il nostro comportamento saranno evangelizzati. 

Bene, questo è il senso dell’Ascensione: l’evangelizzazione, che non si conclude nel primo annuncio (che è già strepitoso), ma che va poi approfondito attraverso quello che noi facciamo, soprattutto attraverso le Comunità Neocatecumenali, i Dieci Comandamenti e il Laboratorio.