Amico, vieni più avanti!

31-08-2025 XXII domenica del Tempo Ordinario di Fabio Pieroni

Lc 14,1.7-11

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: "Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: "Cèdigli il posto!". Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: "Amico, vieni più avanti!". Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato". Disse poi a colui che l'aveva invitato: "Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti".

Il Vangelo di oggi si può leggere a tanti livelli: il primo è quello sbagliato e quindi proviamo ad approfondirlo perché qui si parla di un invito a nozze. Spesso quando si racconta di una festa nel Nuovo Testamento si parla delle nozze e succede che come l’invitato entra, vede dei posti liberi davanti, fa la sua solita corsa e si insedia lì; poi prende anche dei posti per i suoi amici e quindi già crea un senso di antipatia, però lui “se ne infischia” (come suol dirsi). Allora arriva il padrone che lo fa spostare agli ultimi posti perché i primi sono per le persone più importanti, così quello fa una brutta figura. Gesù invece dice che, quando uno è invitato alle nozze, deve scegliere l’ultimo posto perché poi magari il padrone di casa va da lui e lo fa sedere ai posti davanti.

Quindi la lettura di questa prima parte della parabola è forse il discorso di quello scaltro che indica la strategia migliore per arrivare sempre al primo posto (fatti furbo perché, se tu vuoi arrivare al primo posto, devi passare dall’ultimo, però dopo arrivi al primo; quindi è un tragitto un po’ più lungo per arrivare allo stesso obiettivo che ti eri prefisso inizialmente in maniera un po’ disordinata). Potrebbe essere questa la situazione nel discorso di Gesù? Penso proprio di no, né è un discorso legato al galateo (non fare un ingresso un po’ scomposto, ma sii più attento e leggi il manuale delle buone maniere) per il quale facciamo una buona figura. Questi due discorsi li mettiamo da parte perché sembrano sbagliati, né possiamo pensare che uno dica di sforzarsi di sentirsi frustrato perché sei stato invitato a nozze, ma sei in un posto che non ti piace.

Il discorso è che uno partecipa alle nozze, però non gli sta bene: va in un pellegrinaggio ma c’è qualcosa o qualcuno che lo disturba, torna al lavoro ma c’è il collega e non gli sta bene, non trova pace. Ma perché? Perché deve stare al primo posto? Perché deve essere gratificato (anche perché poi se c’è quella gratificazione, ne vuole altra)? Questa parabola ci parla delle nozze e del fatto che se noi siamo disperati, inquieti, scontenti perché vogliamo che le cose vadano in una certa maniera e potrebbero andare meglio, è perché ti manca il bacio dello SPOSO, ti manca di entrare, di gustare, di sentirti invitato e amato dallo sposo perché queste nozze sono le tue e di Cristo! Quando uno avverte questa esperienza delle nozze, in genere la sottovaluta e pensa di essere stato invitato, però gli serve altro: non ti serve altro, ti serve di entrare nelle nozze. Questo è difficilissimo e complicatissimo, perché noi assomigliamo a quelle persone che rovistano dentro i cassonetti per mangiare qualche scarto e quando sono invitate ad una festa, appena entrate, corrono a riempire il loro piatto con tantissimo cibo senza vedere altro perché, prese dalla foga, non sono capaci di stare nelle nozze; non solo, ma se uno entra e trangugia del vino buonissimo, non lo gusta.

Quindi questa parabola ci dice di fare attenzione: la prima cosa da prendere in considerazione è che la tua vita a volte perde la sua pace perché diventi inquieto o inquieta, non ti senti riconosciuto o riconosciuta, applaudito o applaudita, perché non sei entrato nelle nozze! Questa è una notizia assolutamente eccezionale: ti manca il bacio dello sposo! Ed è per questo che tu sei stato invitato in un pellegrinaggio, perché per farti entrare nel bacio dello sposo, ci vuole un lavoro enorme: noi siamo degli esuli, siamo stati mandati in esilio, siamo delle persone che mangiano nel cassonetto, che quando entrano nella festa, non si sentono delle persone adeguate perché non hanno il biglietto sufficientemente accreditato dal padrone delle nozze. Quindi si tratta di essere istruiti non solamente a cogliere che questo è l’obiettivo: LE NOZZE, NON IL POSTO, ma il sentirsi amati dallo sposo; e poi è importante essere condotti perché noi siamo dubbiosi, siamo incapaci di godere le cose.

Questa iniziazione di uno schiavo a diventare figlio e diventare sposo o sposa è il cammino cristiano, fino a quando in noi non ci sarà questa esperienza, non c’è una pacificazione. Quando ad un certo punto la pacificazione viene meno è perché siamo usciti dalle nozze. Tant’è vero che ogni volta che noi celebriamo l’Eucarestia, per gli antichi padri è un banchetto di nozze, un banchetto di sponsalità, di comunione, di amore che Dio vuole che io e te percepiamo da parte sua. Questo ce lo dicono anche i grandi mistici. Noi siamo stati da poco in vari pellegrinaggi, ma l’ultimo dal quale siamo tornati ieri sera, ci ha mostrato questi due grandi colossi della spiritualità cristiana che ci indicano quello che spetta a ciascun cristiano: non le vette stratosferiche di chi fa il tuffo con triplo avvitamento ritornato e carpiato, ma “venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò, e imparate da me che sono mite e umile di cuore, troverete pace per le vostre anime”. Questo è il motivo: non è tanto pensare di dover essere più calmo, di non stare al primo posto o di essere un narcisista, perché questo è colpevolizzazione pura. Uno si domanda perché non sta mai bene dove mi mettono, cosa ha. Solamente un profeta te lo può dire e ti dice: ti manca il bacio dello sposo, ti manca questo incontro profondo con lo Spirito di Dio, che è il sigillo, il bacio, la comunione con Lui.

Allora tu puoi stare pure all’ultimo posto o al mediano, dove vuoi, perché già sei entrato dentro l’obiettivo fondamentale: non è quello di rivaleggiare, di affermare se stesso, di superare l’altro, di superare me stesso riguardo al mio record personale che ho fatto fino a ieri sera ed oggi ho rilanciato; questo agonismo ci proviene dal peccato che abita in noi, che ci isola e ci affida il compito di decidere il nostro equilibrio da soli. Invece noi abbiamo bisogno di questa realtà, che poi è la Chiesa, che è la comunità, che è il luogo delle nozze, in cui anche tu ricevi questa esperienza e allora tutto cambia. Ma noi abbiamo bisogno di questo incontro settimanalmente, di una progressione, di essere nuovamente incoraggiati, perché basta niente: come un bambino a cui dici mezza parola e crolla tutto, è tutto inutile, non esiste niente e uno diventa una specie di isterico, perché si sente solo, perché il peccato ci ha isolati.

Infatti, il Salmo dice: “i giusti invece si rallegrino”. Sapete chi è giusto nella Bibbia? E’ colui che cade sette volte e sette volte si rialza; se voi andate a vedere chi è il giusto, non è la persona impeccabile: “esultino davanti a Dio e cantino di gioia… ai derelitti Dio fa abitare una casa, fa uscire con gioia i prigionieri – li fa uscire (non li fa entrare) con gioia, perché uno entra pieno di speranza ed esce sempre insoddisfatto – Pioggia abbondante riversavi, o Dio, rinvigorivi la tua eredità esausta. E il tuo popolo abitò il paese, che nel tuo amore, o Dio, preparasti al misero”.

Diceva la lettera agli Ebrei che voi non vi siete avvicinati a un gruppetto di persone che adesso fanno la Parrocchia, ma “vi siete accostati al Monte di Sion, all’assemblea festosa, all’adunanza dei primogeniti i cui nomi sono iscritti nei cieli”. Gesù dice agli apostoli: “rallegratevi, non perché fate miracoli, rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli”. Il cielo è Dio, rallegratevi: noi dobbiamo imparare che l’ascesi più importante non è quella di andare a vedere il pelo nell’uovo, perché tu sei un pochino più superbo di ieri sera e quindi devi lavorare sulla tua superbia, ma fondamentalmente è il contrario. Si tratta viceversa di alimentare in noi il gusto, la gioia, la sorpresa di essere invitati all’assemblea dei santi e di essere istruiti a vivere da persone libere dentro un’assemblea così sofisticata, non come la bestia che abita in noi, perché siamo stati rifiutati, ci rifiutiamo da noi stessi: dobbiamo essere rieducati. Questo fa una madre e lo fa la Chiesa per ciascuno di noi.