Gv 20,19-23.
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».Io avevo pensato cosa dirvi, ma avendo ascoltato la Liturgia della Parola ho cambiato tutto. La prima cosa è che lo Spirito Santo, da quello che abbiamo ascoltato e da quello che abbiamo visto, presiede attraverso i profeti a una trasformazione, a un cambiamento, a una trasfigurazione; lo stesso accade all’interno della profezia di Ezechiele al capitolo 37: lui si trova dentro una grande valle e vede tutta questa gente sfasciata, umiliata, senza senso, senza direzione. Su questa realtà il profeta lavora ed è la stessa cosa che facciamo noi da anni. Io posso testimoniare che avendo visto voi oggi come avete ammonito e proclamato le letture, c’è una dignità, un atteggiamento di fede sacrale, qualcosa di sacro, qualcosa di alto, anche se uno viene dalla grande tribolazione, dalla grande confusione.
Oggi siamo in una civiltà che sempre di più assomiglia alla grande profezia che fece Friedrich Nietzsche nel suo libro che si chiama “La Gaia Scienza” che io ho letto mille volte ed è sempre nuovo. Prima di tutto dice che è necessario fare a meno di Dio e del Vangelo perché quello è un limite, è un ostacolo; il risultato di una cosa del genere è un grido che praticamente si può esprimere come lui ha scritto in questo testo dicendo: “Dov’è che ci muoviamo noi? … Non è il nostro un eterno precipitare? E all’indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto sempre più freddo? Non seguita a venire la notte, sempre più notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina?”. L’uomo di oggi e tante persone che noi ascoltiamo durante la settimana sono intossicate da una società che ha pensato che la sua perfezione fosse sbarazzarsi di Dio con la sua parola, la sua liturgia, la sua sapienza. Per questo noi siamo refrattari ed è più difficile evangelizzare un popolo che sia stato vaccinato da una cultura che si oppone al Vangelo.
Questo tempo è addirittura spettacolare e sembra di vedere l’Apocalisse perché c’è come la manifestazione della bestia senza nessun tipo di filtro, senza ostacolo. Eppure, malgrado ci sia questo contesto, è bellissimo vedere che voi siete ormai parte viva della Chiesa santa di Dio, perché essa è l’esito finale del mistero pasquale: non c’è una realtà più sofisticata della Chiesa, di quando un’assemblea o una parrocchia diventano tale. Quando sono venuto in questa parrocchia 25/26 anni fa non c’era una Chiesa, ma un’assemblea di persone scollegate, c’era qualche raro sedimento. Il fatto che oggi ci sia questa dignità, questa capacità di ragionare, di pregare, di relazionarci è un miracolo grande di Dio, sapendo però che la Chiesa è l’assemblea del Cenacolo. In essa ci sono delle ferite e proprio per questo questa assemblea è profonda e bella, perché ha sperimentato la misericordia, il perdono, l’aiuto, il sostegno; per questo c’è una gratitudine. Quando videro Gesù, si rallegrarono, gioirono; questa operazione di vedere in sé questo cambiamento e avvertire questo senso di gratitudine ma anche di testimonianza a chi la gente conosce, raccontando quello che vive nella sua esperienza, questo diventa la prima evangelizzazione, cioè l’esperienza della propria povertà che è stata redenta.
Io volevo fare delle domande ad una coppia che viene dalla grande tribolazione e che ad oggi ha 3 figli: “S., tu come stavi?” S.: “Gridavo”. F.: “Nella tribolazione”. Don Fabio: “Come sei uscita fuori dalla tribolazione?” F.: “Con l’aiuto della Chiesa”. S.: “C’è stata una persona, come hanno detto prima in una lettura, che siede qui e ci ha portato ai Dieci Comandamenti; così ci siamo riavvicinati”. A questo io devo obiettare una cosa che è la premessa scritta nella prima lettura che abbiamo ascoltato e che sembra che non c’entri nulla con la Pentecoste, perché è un evento drammatico: il mistero di Babele. C’è questa gente che proprio perché si sente in gamba, valida, comincia a prendere l’iniziativa ed a costruire se stesso, ma non se ne rende conto. Quando è che se ne rende conto? Quando arriva una “puncicata” (come si dice a Roma): succede che qualcuno ti critica, qualcuno non ti capisce, che fa uno sbaglio su di te; e uno se reagisce in maniera sproporzionata, c’è qualcosa che non va. Sapete che Dio è geloso, ma non come gli uomini, i quali possono dire a una donna che non possono vivere senza di lei, che devono essere guardati e pensati da lei; la gelosia tra le persone di questo mondo le distrugge. Ma Dio è geloso nel senso che ti dice: tu senza di me non puoi vivere, vai a finire male; e quindi mi darò da fare perché tu ti renda conto che, anche se in buona fede, stai organizzandoti in una certa maniera, stai perdendo la lucidità che lo Spirito Santo dà di poter cogliere quale sia tra 5 cose buone quella che Dio vuole; la scelta non è tra quelle cattive.
Inoltre c’è una base per l’appartenenza a una comunità cristiana che è aver vissuto in maniera sapiente l’umiliazione, cioè che tu sei stato ferito; hai quindi colto che dentro quella ferita non c’è la cattiveria dell’altro, ma che Dio attraverso quell’errore o quella cosa brutta sta modificandoti, sta toccando il Faraone che abita in te, che abita l’orgoglioso che è in ciascuno di noi. Questo è un grave pericolo che si può risvegliare improvvisamente e può far del male a noi stessi, alla missione che portiamo.
Quindi questo discorso di Babele è molto importante, perché Santo Stefano è stato lapidato con l’aiuto di San Paolo proprio quando disse: “gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo” (At 7,51) perché non vi mettete in discussione e quando lo fate, lo fate in maniera terribile; dovete impararlo, dobbiamo impararlo.
Una delle cose più importanti dello Spirito Santo è l’umiltà che si raggiunge attraverso l’umiliazione, che a sua volta è alla base dell’amore che “tutto copre, tutto spera… non cerca il proprio interesse ma si compiace della verità” (1 Cor 5-7). Oggi, per esempio, abbiamo fatto le Prime Comunioni ed erano 18 bambini e bambine; io ho parlato con i genitori, spiegando loro che stiamo facendo una cosa importantissima, ma non riescono a comprendere. Questo perché sulla Chiesa c’è in atto una svalutazione, una ridicolizzazione che anche noi stessi a volte abbiamo la tentazione di assecondare.
Quindi oggi c’è una festa, un compiacerci dell’opera che Dio sta facendo con noi, perché a nostra volta, mentre noi ci convertiamo, viviamo in maniera nuova la vita ordinaria; questa è l’opera principale che deve vivere un cristiano, non è tanto quella di fare chissà che cosa: tu hai tua moglie, hai la tua malattia; viverla da cristiano è una cosa eccezionale. Questo è ciò che dobbiamo contemplare: questa operazione che Dio sta facendo e io spero che Dio ci dia quel fuoco. Io sto ancora qua dopo tanti anni perché c’è stato come un fuoco, che non è basato sulla ragione, su quello che mi conviene, su quello che è proporzionato; non è lì il mio centro, ma è invece il fatto che io sono stato attivato, infiammato da un incontro con Dio che rimane in me come il roveto ardente. Che cos’è? È un cespuglio che non si spegne: ci sono delle erbacce che però non si spengono. Ed è bello sapere che Cristo a me e a te ci guarda sempre con un amore profondissimo; su questo dobbiamo contare, su questo sguardo di qualcuno che non si disgusta delle ferite che io porto, come ciascuno di noi: è inutile nasconderle davanti a Lui. Questo dà riposo e pace profonda.
Dentro la Chiesa noi abbiamo la possibilità di avere dei Laboratori che trasformano, che aiutano l’uomo a rimanere nella sua chiamata, ad essere cristiano e a portare i suoi frutti. Adesso noi faremo il Battesimo del bambino di questi due sposi; io sono contentissimo che stiano qua, perché io qualche anno fa non pensavo mai che ce l’avrebbero fatta. Invece per me è importante l’umiltà, cioè che si sono fatti correggere, si sono fidati. Lo Spirito Santo si fida, si affida, non è paranoico; noi abbiamo il sospetto che c’è sempre qualcosa dietro, c’è qualcosa che non va, che sta contro di me. Quella è la verità che noi chiamiamo menzogna e che invece viene contestata dalla bellezza dello Spirito Santo, dello Spirito di Gesù Cristo, che stasera viene comunicata a tutti noi.
Tra poco vivremo questo momento del Battesimo: avere un figlio è una rivoluzione, perché tutto cambia e ci vuole una grande forza, una grande spiritualità. Io vedo tanti bambini che fanno la Prima Comunione e che sono già destinati ad essere appaltati a terze persone, i primi che arrivano; non c’è uno stile o una gerarchia di priorità, non c’è un disegno. Nel Diritto Civile, ma anche nella Costituzione al numero 30 c’è scritto che i genitori hanno il dovere non solamente di mantenere e istruire (che significa insegnare la scuola), ma quello di educare; questo significa proprio sviluppare la personalità di un bambino o di una bambina, aiutarli ad avere socialità, relazione, ad avere dei valori che siano di altissimo livello. I genitori però non si lasciano dire queste cose, come è successo nella torre di Babele e continuano a costruire mattoni, così che andranno verso il fallimento.
Quindi ciascuno di voi oggi, se si trova ferito, un pochino in dubbio, sospettoso, si allei allo Spirito Santo, come un bambino, “lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il Regno di Dio” (Mc 10, 12). Questo è l’atteggiamento che piace tanto a tutti noi quando lo vediamo in San Francesco, nel quale, più che la povertà, quello che ci colpisce è l’innocenza, che è una qualità di Cristo.