Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo.

06-09-2026 XXIII domenica del Tempo Ordinario di Fabio Pieroni

Mt 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Il Vangelo di oggi sembra semplice da capire, ma è necessario spingerci per andare in fondo a ciò che abbiamo ascoltato. La prima cosa che voglio dirvi è innanzitutto che uno che ha sentito questa frase “se tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo” non avrà mai il coraggio di metterla in pratica, perché fondamentalmente non vuole perdere un’amicizia; si blocca dal momento che chi si è sentito “giudicato” e poi non vuole più parlargli. C’è bisogno di qualcuno che operi per suo conto e che cerchi di “sistemare” le cose con l’amico. 

Il Vangelo di oggi parla soprattutto di questo accertamento della colpa, che deve essere fatto prima “tra te e lui solo”; poi, se non sei ascoltato, “prendi con te una o due persone”. In realtà in greco non c’è scritto “persone”, ma è evidente che si parla di fratelli che fanno parte di una comunità; è un Vangelo che riguarda la Chiesa al suo interno. Ci sono spesso nei Vangeli dei discorsi che Gesù fa “ad intra, cioè all’interno della comunità, che fa un percorso di fede. Per questo si dovrebbe trovare in lei una maturità, una consapevolezza che è fondamentale; io non posso parlare a chi sta dentro un cammino di fede (fatto attraverso i Dieci Comandamenti o il Cammino Neocatecumenale o i Sette Segni) in un certo modo e poi alla stessa maniera rivolgermi a chi gira per strada e non sa niente di questi discorsi. Questa differenza esiste e non è qualcosa di discriminatorio in senso negativo, ma è importante tenerla presente perché ci sono persone a cui si possono dire alcune cose ed altre no. È come parlare ai bambini delle elementari di una matematica quantistica: non si può, perché non capirebbero e non è discriminatorio.

Ciò che ci dice oggi questo Vangelo deve essere applicato “ad intra”, anche se spesso questo non avviene. L’interpretazione di questa frase “se un fratello commette una colpa” che vuol dire? In cosa ha sbagliato? Allora abbiamo bisogno di una persona che ricostruisca la moviola di quello che è accaduto: quello che stiamo ascoltando sarebbe una specie di aggiunta al Codice di procedura civile? No, non è questo, perché l’accertamento della colpa non è tanto quello di capire chi abbia sbagliato. È questa la finalità del Vangelo? No, ma per noi sì. E allora l’accertamento della colpa è l’obiettivo di questa pagina del Vangelo: una volta che sia stata accertata questa colpa, io voglio il risarcimento. 

Avete sentito quello che diceva San Paolo: “fratelli non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole”. Questo vuol dire che l’accertamento della colpa ha la finalità di ristabilire la comunione, non quella di sbatterti in faccia quello che hai fatto e dire: vergognati, questo non lo fare più! Questo è ciò che fanno i pagani. San Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, al capitolo 6, dice: “Quando uno di voi è in lite con un altro, osa farsi giudicare dagli ingiusti anziché dai santi? (gli ingiusti sarebbero i pagani; i santi sarebbero i cristiani della comunità) Non c’è dunque tra di voi nessuno di saggio che possa fare da giudice tra fratello e fratello?”. Ora il giudizio non è finalizzato meramente all’accertamento della colpa e di chi abbia peccato, ma alla realizzazione di una nuova comunione che è stata spezzata da quel comportamento. 

Dice ancora: “È già per voi una colpa avere liti tra di voi. Perché non preferite subire ingiustizie?” (1 Cor 6, 7); l’accertamento della colpa, alla fine, è legato alla comunione perché nella comunità ci sono alcune sofferenze che devi subire tu. Perché non preferite subire, caricarsi dell’ingiustizia che è stata praticata? Perché non vi lasciate piuttosto privare di ciò che vi appartiene? È una mentalità che non è più nostra: se tu nella comunità pretendi di aver subito una colpa, neanche l’accerti; ti basta il “sentito dire” per abbandonare il tuo Laboratorio o la tua Comunità Neocatecumenale. Questo è accaduto varie volte, perché siamo dentro un cammino di fede, ma abbiamo una mentalità da pagani.

Questo discorso che vi sto facendo è importante, perché da soli non è facile farlo. Sembra che qui finalmente si possa applicare la logica classica di chi è stato danneggiato; per cui una volta accertata la colpa, mi posso rivalere; e invece no. Questa è la grande chiamata alla conversione. Inoltre noi non è che vogliamo accertare la colpa, ma la stabiliamo noi in base alla nostra pancia: siccome quello mi è antipatico, ha torto; invece quello mi è simpatico e quindi ha ragione. Così si spaccano le comunità, così si rovina una parrocchia.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (al capitolo ottavo, se uno vuole approfondire), dice che ci sono varie offese alla verità. Tu sei sicuro che è così? Dice che ci sono vari peccati. Il primo è il giudizio temerario: “è colui che anche solo tacitamente ammette come vera, senza sufficiente fondamento, una colpa morale del prossimo.” Io non so come sono andate le cose: tu me le stai raccontando, ma io non posso confermare la tua valutazione, che poi è tutta finalizzata alla distruzione dell’altro, su questo non ti posso accompagnare. Questa non è la verità, ma è l’esattezza (perché la verità si coniuga sempre con la misericordia, che è finalizzata alla comunione); un altro peccato è la maldicenza: colui che senza motivo oggettivamente valido rivela i difetti reali e le mancanze altrui a persone che li ignorano. Tutta la televisione è fatta così, è tutto basato su questo. Per noi è come per un topo stare in una madia di formaggio, è la cosa più bella del mondo! Esiste anche la calunnia: colui che con affermazioni contrarie alla verità, nuoce all’ingigantimento, senza contestualizzare. 

Concludo dicendo che, oggi come oggi, chi viene accusato deve dimostrare che non è colpevole; non è il contrario. Io ho studiato Giurisprudenza e all’epoca mia c’era l’onere della prova: se io devo dire che sei un ladro, devo dimostrare, con varie affermazioni, che tu sei l’attore di quel furto. Oggi invece, è il contrario: io ti ho accusato di essere un ladro e tu devi dimostrare che non lo sei; si chiama “inversione dell’onere della prova”. Questo ormai anche tra i cristiani è il modo di pensare. Per questo sto cercando di farvi capire che la nostra mentalità neanche si accorge di essere del tutto estranea e contraria a quello che dice il Vangelo, perché si è inserita una trasformazione dei vocaboli subdolamente e ci distoglie dal centro. Quindi la finalità di questo Vangelo è la comunione. Hai sbagliato? Ne ho avuto un danno? San Paolo ai Corinzi dice bene: se voglio essere veramente un cristiano, me li prendo io certi danni dentro la comunità, tra i fratelli. E invece no: divento una belva, lo devono sapere tutti. E questo rompe tutto quanto. Tu dici che non sei venuto da me, perché ho sempre troppo da fare; ma è una bugia, perché se tu mi chiami, io ci sono!