Celebrare la Pasqua, lettera ai ragazzi

17-04-2020 di Redazione

Carissimi bambini e ragazzi della Parrocchia di San Bernardo,

conoscete come celebrava la Pasqua il popolo di Israele? Ve ne parleremo un po’ in questa lettera. Ormai siete espertissimi e sapete benissimo che la Pasqua per il popolo eletto era una festa con cui si ricordavano due eventi fondamentali: la notte della fuga dal paese d’Egitto e il passaggio del Mar Rosso, infatti il significato di Pasqua è proprio questo: passaggio! Ma se l’immagine del Mar Rosso è nota a tutti per la sua spettacolarità, i fatti che successero poco prima invece li conoscono in pochi, vediamoli un po’:

Gli Ebrei erano oppressi dal perfido faraone, la loro schiavitù si era fatta insostenibile e il popolo aveva chiesto aiuto al Signore.

Così Dio scelse Mosè che insieme ad Aronne iniziò a supplicare il faraone di liberare il popolo d’Israele. Il faraone rifiutò arrabbiandosi ancora di più, e il popolo gridò di nuovo a Dio. La durezza di cuore del faraone costrinse il Signore a mandare dei segni, le cosiddette “piaghe d’Egitto” davanti alle quali emerse ancora di più la testardaggine del faraone, fino all’ultima piaga.

Accadde che il Signore convocò Mosè ed Aronne, assicurandoli che stavolta li avrebbe liberati e li esortò ad essere pronti a partire: poi chiese ad ogni famiglia di vestirsi con i fianchi cinti e i sandali, per avere i piedi liberi e pronti a camminare velocemente (un po’ come dire con tuta e scarpe da ginnastica), e di radunarsi nelle proprie case per consumare nella notte un pasto particolare: avrebbero preparato del pane senza lievito (avevano fretta e per far lievitare la pasta ci vuole tempo), ucciso un agnello per poi arrostirlo al fuoco (non c’erano mica i supermercati).

Inoltre, dovevano prendere un po’ del suo sangue, e spargerlo sulle porte delle loro case. Si lo sappiamo è poco comprensibile e per i nostri gusti, ma duemila anni fa non doveva suonare troppo strano. Comunque, pane, agnello e sangue, tra poco capirete.

Quella notte il Signore avrebbe mandato un angelo sull’Egitto, che avrebbe mostrato quanto può essere dannosa la testardaggine al faraone e a tutti gli egiziani, ma gli israeliti sarebbero stati al sicuro nelle loro case perché l’angelo avrebbe visto il sangue sulle porte e sentito il profumo dell’agnello arrostito e sarebbe passato oltre. Così quella notte, tra grandi dolori e pianti, il faraone cacciò dall’Egitto gli Israeliti e questi gustarono la libertà dopo anni di schiavitù.

Facciamo un piccolo salto: quando Gesù festeggiava la Pasqua con i suoi discepoli, essendo tutti ebrei, facevano proprio così! Per la sua ultima cena, Gesù aggiunse un tocco personale, modificò un po’ la benedizione sul pane e sul vino e lavò i piedi ai suoi discepoli.

Poi quella notte fu arrestato, fu crocifisso e tre giorni dopo è risorto, passando non dalla schiavitù alla libertà, ma dalla morte alla vita! Da quel giorno, i nostri antenati hanno pensato di aggiungere questi fatti alla classica cena pasquale, e così arriviamo fino a noi.

Quest’anno anche noi siamo stati costretti a stare nelle nostre case. Questo però ci ha dato la grande occasione di celebrare da protagonisti questo Triduo di Pasqua, come gli ebrei, come Gesù, e come tanti nostri antenati facevano prima della costruzione delle chiese. Così i vostri genitori sono stati bravissimi nel non perdersi d’animo e nel dialogo con i sacerdoti della nostra famiglia di San Bernardo hanno trovato fantasia e coraggio per poter celebrare la Pasqua in una maniera nuova nella vostra casa che è si è trasformata in una chiesa domestica.

Sappiamo, per aver ricevuto qualche foto, che molti di voi hanno impastato il pane e fatto la “lavanda dei piedi”. Qualcuno ha cercato gli “hamez” nascosti; c’è chi ha costruito una croce e poi l’ha baciata; chi ha preparato dei piccoli altari in casa. Avete poi colorato delle uova, mangiato sciapo, celebrato una veglia accendendo delle candele e ricordando il vostro battesimo. Insomma, in questi tre giorni avete fatto esperienza di tanti segni che hanno riempito questo tempo trasformandolo in un vero Triduo Pasquale!

Quale di queste esperienze vi ha colpito di più? Ecco parlateci di queste! Potete farlo con delle riflessioni, dei piccoli racconti, dei disegni, delle poesie, insomma, visto che siete bravissimi, fate come meglio credete, ma con impegno, perché un Triduo così potremmo non riviverlo più, e allora dobbiamo fissarlo per bene nel nostro album di famiglia!

Sarebbe bello che tutta la famiglia possa partecipare per poter raccontare la bellezza di questa Pasqua tutta speciale: magari anche la mamma e il papà se hanno voglia possono scrivere un pensiero su cosa gli è piaciuto di più. Costruiremo così il nostro racconto della Pasqua del 2020 che sarà pieno di racconti, immagini, e chissà cosa altro, e potremmo fare magari un libretto ricordo, come gli stessi ebrei e discepoli hanno fatto dopo aver vissuto quei momenti così incredibili.

 

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