L'arte, espressione di un cuore giovane
L’arte è un grande dono di Dio per aiutare gli uomini a leggere con più profondità nel loro cuore e più luminosamente nel cuore di Dio. Tutte le creature portano impressa nel loro intimo la firma dell’Artista divino, le sue mani hanno plasmato l’universo facendo di ogni creatura la parte di un capolavoro complesso e meraviglioso in cui tutte le leggi naturali obbediscono al loro Creatore in una “sinfonia” splendida. La mirabile partitura del creato ha bisogno però di un ermeneuta, di un interprete che comprenda tutto questo e sappia riconoscerlo, goderne, comunicarlo, viverlo. Una creatura fatta ad immagine e somiglianza di Dio, capace di fruire della creazione con lo stessa gioia di Dio, capace di comprenderne i significati nascosti e di riconoscere in tutte le creature quella firma divina che le rende belle.
“I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento”, così proclama il salmo 18. Le creature proclamano, annunciano, dicono la gloria del loro Creatore, ma solo l’uomo intende la loro voce, solo l’uomo, fatto a immagine del Creatore, può coglierne il significato e addirittura commentarlo, elaborarlo, dilatarlo scoprendone tutta la profondità e la bellezza. Dio è artista e così anche l’uomo perché, così come il suo Creatore, può produrre creazioni eloquenti, che annunciano la verità in modo splendido e luminoso. La bellezza è infatti la gloria dell’Essere divino che Egli ha comunicato alle sue creature e all’uomo, e che è compresa e goduta da quest’ultimo. La bellezza manifesta il volto di Dio e ne mostra tutta l’amabilità e lo splendore perché è luce che si comunica e illumina il cuore di ogni uomo.
Per questa ragione non si può fare a meno dell’arte. Ogni epoca e civiltà ha sentito la necessità di produrre oggetti, opere, scritti che rivelassero l’intuizione dell’Assoluto propria di ogni uomo. I nostri cinque sensi sono le porte attraverso cui l’anima comunica con il mondo, porte necessarie a percepire le luci, i colori, gli odori, i sapori, i suoni, le sensazioni delle creature. L’arte usa gli sessi sensi ma non in un'unica direzione ma sia in entrata che in uscita, ovvero come strumento non solo per percepire ma anche per comunicare ciò che l’anima elabora e vuole dire dell’esperienza delle creature.
L’arte dilata i nostri sensi rendendoli capace di esprimere ciò che va al di là dei sensi stessi. L’immagine artistica pur prendendo come base l’immagine percepita dalla realtà creata la elabora rivelando ciò che in quell’opera non si vede con gli occhi del corpo ma con quelli dell’anima. Così per la musica che, elaborando i suoni percepibili dall’orecchio, li trasforma e li rende capaci non solo di ascoltare ciò che l’orecchio non sente ma addirittura di far vedere, sentire, a volte persino gustare e odorare. Il miracolo della musica, come delle altre arti, è quello di allargare la percezione dell’uomo al di là dei confini sensoriali attingendo ai sensi dell’anima per poi ritornare ai sensi del corpo, riempiendoli di stupore. Nell’arte i sensi del corpo e dell’anima vivono una simbiosi mirabile in quanto l’uno è in continuità con l’altro e insieme colgono l’essere creato in modo più completo e sempre nuovo. E’ la meraviglia della bellezza, della contemplazione, anticipo di quella contemplazione della gloria di Dio che farà la nostra gioia eterna in cielo.
Occorre però fare i conti con il peccato che ha stravolto le capacità contemplative dell’uomo, che le ha mortificate, le ha irrigidite, a volte addirittura paralizzate. Il peccato è sempre un disordine della creazione, una confusione che la volontà deviata dell’uomo apporta a quella splendida armonia che regna nelle leggi universali del creato. L’uomo stesso, posto all’interno di questo capolavoro divino, sente di vivere con il peccato un disagio e una sofferenza che lo condiziona e lo intristisce. Il posto da lui occupato nella creazione, quello di mediatore e interprete di Dio nei confronti delle creature, viene sfasato dal suo desiderio di sostituirsi al Creatore. Ogni volta che l’uomo usurpa il diritto divino di dettare le regole del mondo il suo errore crea una profonda dissonanza nella sinfonia dell’universo e lui stesso ne è consapevole e ne soffre. Ciononostante continua a ostinarsi sulle vie del m
Ma proprio per questa capacità che l’arte possiede, l’uomo mantiene la sua dignità anche nel peccato, perché la sua immagine divina, che traspare dall’opera artistica, continua ad esistere e a rivelarsi e a proclamare il suo Creatore. Anche quando l’uomo lo nega e a volte addirittura lo bestemmia, l’arte mostra l’uomo che compiendo il suo peccato rivela al negativo la sua dignità umana, pur peggiorando la sua colpevolezza, perché usando l’arte, dono contemplativo di Dio, la devia dalla sua originaria finalità.
Nel peccato noi percepiamo il cuore vecchio dell’uomo, le sue tristezze e i suoi i morbosi ripiegamenti su sé stesso, che tante volte osserviamo in certe opere d’arte, sono una preziosa testimonianza della devastazione che il peccato provoca nel cuore dell’uomo.
L’arte vera è invece sempre un gesto di giovinezza dell’uomo, la manifestazione di una fiducia nel bene e nella verità che va al di là della tristezza e dell’angoscia, una intuizione dell’Assoluto che, pur nell’abisso del peccato, fa filtrare la luce del Paradiso. I giovani sono coloro a cui l’arte è principalmente destinata perché è per loro la contemplazione del volto di Dio, è per loro la gioia della creazione, loro è la speranza di una mondo migliore e senza peccato, loro la possibilità di creare, con la loro fresca energia, opere d’amore per il bene di tutti. Spesso i giovani sono oggi strumentalizzati dal commercio che si serve dell’arte per fini deviati e parziali, per adescare il cuore e portarlo diabolicamente verso la negazione stessa della dignità dell’uomo. Il Nemico antico cerca sempre di trasformare le creature di Dio in ostacolo verso di Lui invece di mezzo per raggiungerLo e, a volte, si serve dell’arte a questo scopo, creando delle caricature della bellezza che il tempo, molto spesso, smaschera rivelandone l’inconsistenza e la bruttezza.
L’impegno di tutti i credenti è quindi quello di moltiplicare gli sforzi per creare un’arte autenticamente cristiana e quindi autenticamente umana. Occorre mostrare come la vocazione dell’uomo e delle creature non è quella di ricercare una propria realizzazione miope, chiusa in un mondo egoistico. La creazione ha come finalità la gloria di Dio e come massima gratificazione la gioia di contemplarlo. L’arte è un mezzo per raggiungere questa finalità, i capolavori dell’arte sono “le prove generali” per il Paradiso, quando contempleremo la bellezza di Dio e in Lui noi stessi, la storia, la creazione. Quando dipingiamo, facciamo della musica, scolpiamo, scriviamo una poesia, danziamo, non facciamo che proclamare la gloria di Dio godendone insieme a Lui.
Ogni giovane ha diritto a tutto questo e ognuno di noi ha il dovere di offrire loro la bellezza di Dio e dell’uomo. Dobbiamo insegnare loro a fare dell’arte una delle espressioni principali della loro anima, del loro cuore, della loro vita. Non passivi fruitori di musica ed immagini, ma protagonisti di tutto questo, capaci criticamente di fare dell’arte la loro comunicazione, immettendo in essa la sua autentica finalità, quella dell’amore di Dio e dei fratelli.
Credo che l’arte rimane sempre uno degli atti d’amore più belli che l’uomo possa compiere verso Dio e verso l’intera creazione, un gesto che fa risplendere la sua dignità umana facendone trasparire l’origine divina. Sappiamo che il respiro di eternità che l’arte ci dona non verrà mai meno agli uomini nonostante il peccato e le sue conseguenze, perché la creazione continuerà a parlarci di Dio e il Signore continuerà a suggerire nel nostro cuore la nostalgia del cielo attirando a Lui ogni artista.
Apriamo allora i nostri occhi e alziamoli verso le stelle, indichiamo con l’arte ai nostri fratelli le vie del cielo, insegniamo loro a non rattristarsi nel peccato ma a gioire della creazione ponendosi, come i Magi, i cerca del suo volto. Avverrà così che ogni uomo, con gli occhi giovani di un bambino, alzando gli occhi al cielo si stupirà e nel suo cuore vedrà un riflesso del volto di Dio e sarà felice.
Marco Frisina


